martedì 7 aprile 2020

In-Competenze Regionali

Ecco solo alcune cose che “potevano essere ma non sono state fatte”…errori madornali per i quali qualcuno dovrà rispondere davanti alla storia, mancanze gravi a livello regionale…
Sono pensieri buttati giù di getto, sotto l’influenza della rabbia e della frustrazione di questo periodo…sono mischiati e confusionari, lo so, ma non è facile mettere ordine in una situazione del genere…
1-Potevi chiudere Nembro e Alzano al di la delle disposizioni statali e non l’hai fatto (non sapevi che si poteva fare o hai avuto paura di farlo…in ogni caso sei responsabile);

 
2-Hai inviato una circolare (delibera della giunta Lombarda numero XI/2906, dell’8 marzo 2020) in cui invitavi i ricoveri per anziani ad accogliere i pazienti da CoVid19, alcuni non tamponati e comunque senza fornire protezioni al personale del ricovero…così hai “buttato un cerino acceso in un pagliaio” rendendo i ricoveri dei centri dove gli anziani moriranno a decine senza alcun supporto possibile…
(“Il risultato è che ora al Trivulzio abbiamo sette reparti isolati completamente e due vuoti perché non accettiamo più nuovi pazienti. Nella struttura di Merate novanta sono sotto osservazione. Al Principessa Jolanda di via Sassi due reparti sono in isolamento” secondo la dichiarazione di Pietro La Grassa)
3-Hai imposto l’uscita solo con mascherine ma senza avere la disponibilità di mascherine (almeno una per famiglia) per tutti…e chi è senza non potrebbe, secondo legge, uscire per andare in farmacia o a fare la spesa…poi hai detto che si possono usare sciarpe o foulards, che rappresentano un mero palliativo visivo ma senza alcuna efficacia (anzi, peggio: un foulard non lavato di continuo può essere veicolo di distribuzione ai propri familiari o conviventi…); è un po’ come dire che è obbligatorio indossare il casco per andare in moto...ma va bene anche un berretto di lana…
4-Hai ordinato 4 milioni di mascherine a un’azienda che si è poi rivelata inesistente…cioè, un’inculata di dimensioni clamorose…oppure un errore nell’ordine…in ogni caso chi “pretende di governare” dovrebbe almeno essere in grado di fare un ordine senza farsi sodomizzare…c’è poi da capire (non è chiaro) se i soldi spesi in questo “affare” siano andati perduti o almeno quello è stato evitato…
5-Hai provato a bloccare l’ospedale da campo degli alpini a Bergamo a costo zero con il pretesto che senza medici sarebbe stato inutile, e in quel momento non ce n’erano di disponibili…poi hai sostenuto la realizzazione dell’ospedale alla fiera di Milano costato 21 milioni di offerte alla Protezione Civile per un totale di 24 posti letto, salvo poi renderti conto che non hai pensato a reclutare i medici…proprio la discriminante che avevi usato per il tuo divieto agli alpini…
6-Hai inaugurato in pompa magna l’ospedale in fiera contro ogni disposizione anti-contagio…ma la cosa peggiore è che hai sbandierato un risultato straordinario che, in realtà, non era ancora stato raggiunto (e che forse non lo sarà mai…): doveva essere un ospedale da 600 posti, realizzato in 10 giorni…invece ad oggi non è ancora operativo (e si va verso i 20 giorni…) oltre al fatto che i posti sono 24 (cioè 1/25 di quanto sbandierato…) che diventeranno, non si sa quando, a 200, cioè un terzo del preventivato…

 
7-Hai tentato di farti una bella pubblicità presenziando alla piccola inaugurazione dell’ospedale di Bergamo, nonostante i bastoni tra le ruote che avevi messo per la sua realizzazione…da vero sciacallo…
8-Pretendi l’autonomia (in quanto leghista e in quanto governatore…) per la tua Regione ma poi piangi perché il Governo centrale non ti “aiuta”…e nell’unica situazione che è davvero di competenza delle Regioni, cioè la Sanità, riveli la tua assoluta incapacità…se è pienamente nelle tue mani quando le cose vanno bene dovrebbero essere pienamente nelle tue mani anche nella tempesta…altrimenti posso farlo anch’io il governatore…
9-La gestione sanitaria è stata fatta esclusivamente sull’ospedalizzazione, mandando in tilt il sistema nel giro di poche ore e causando situazioni di contagio interno indescrivibile…fuori dall’ospedale non è stato potenziato il controllo sul territorio, con il monitoraggio dei positivi in isolamento (quasi nessuno tamponato fino all’arrivo in ospedale, quando, cioè, la situazione è ormai disperata), con i medici di famiglia lasciati a combattere una guerra senza dispositivi, con le persone disorientate che, specie nei primi giorni, non sapevano come fare di fronte a sintomatologie sospette, perdendo tempo prezioso e moltiplicando il lavoro dei 112, dei medici e delle continuità assistenziali…
10-Basti vedere cosa è successo in altre regioni, che hanno usato tutte le loro competenze per prendere decisioni autonome, riuscendo a limitare i danni…qui la stessa cosa non è stata fatta, attendendo sempre le disposizioni di Roma senza la capacità o il coraggio di prendere decisioni, sbagliando miseramente la maggior parte delle vie intraprese, in un penoso mix di pavidità e incapacità, indegni di chi pretende di governare e fa sempre la voce grossa senza costrutto pratico…
11-Nei giorni cruciali della scoperta dei primi casi all’ospedale di Alzano, lo stesso è stato chiuso per due ore e poi riaperto senza sanitizzazioni, senza percorsi specifici per i contagiati, senza attenzioni particolari per il personale e nemmeno per i visitatori…chi ha deciso questo comportamento? La direzione ospedaliera? E a chi dovrebbe fare capo se non alla gestione regionale della sanità? E perché la Regione, se non ha niente da nascondere su questo caso, non ha mandato qualcuno a indagare per capire l’assurdità del comportamento tenuto quel giorno? Perché non ha mai chiarito cosa è davvero successo?

 
12-Al netto degli errori comunicativi dei sindaci, compresi Gori e Sala, sul continuare a vivere normalmente nei primi giorni di contagio (errori ammessi dagli stessi, una comprensione errata della situazione…), perché la Regione, che ne ha tutta la facoltà e anche la responsabilità, non ha tenuto un atteggiamento più prudente e meno “propagandistico” imponendo una posizione univoca ai sindaci?
13-A proposito di mosse propagandistiche: perché il coinvolgimento di Bertolaso? Mi sono fatto un’idea brutta, ma a volte a pensar male…vuoi vedere che l’offerta di 10 milioni di b. era subordinata all’assunzione dell’ex capo della PC e, comunque, a un progetto “grandioso” (come è stato definito prima di sciogliersi in un piccolo presidio costato un patrimonio…un po’ come proporre una cena luculliana a 1000euro a cranio e poi trovarsi a cenare, per la stessa cifra, con una minestrina e una mela cotta…)???

Ci avrò preso? Non mi interessa: avevo bisogno di fare il punto della situazione dei fatti, prima di perdermi in mille voci e opinioni...per il resto l'unica cosa che spero è che i danni fin qui avuti siano finiti, ma so già che non sarà così.
Avanti con fiducia, con l'impegno di essere parte integrante di tutto questo enorme ingranaggio e di dover fare del proprio meglio per uscire presto da questo incubo.

domenica 22 marzo 2020

RESTIAMO VIVI...E UMANI

Il mio buon amico Valerio Curcio, uomo di scienza, grande matematico, da settimane sta studiando i dati emessi dal Ministero dell’Interno, per tentare di dare un quadro della situazione, per capire quando vedremo la luce, là, in fondo al tunnel…e ha anche azzardato alcune motivazioni per cui Lombardia e Veneto siano le regioni più colpite…
Questo mi ha portato a una serie di riflessioni…
1-I numeri: al mio paese, meno di 7000 anime e non tra i più colpiti, stanno morendo 10 persone a settimana, per lo più anziani (stamattina il sito della Parrocchia riportava 3 nomi e, in aggiunta, un ex parroco…quando ho ricontrollato prima di cena ne ho trovati scritti altri 4 oltre a quelli…)…ebbene, un paio di giorni fa ho visto un articolo in cui si elencavano tutti i nomi delle vittime e sotto lo spazio del mio comune comparivano solamente 2 nomi…come è possibile? Credo che molti dei morti delle ultime 8/10 settimane siano semplicemente morti, senza preoccuparsi di analizzare la loro positività o meno al virus…più che comprensibile, purtroppo: di fronte a un morto, fare un tampone significa spendere preziosi tempo e risorse…il tampone è utile per prevenire, altrimenti è solo strumento per le statistiche e, credo, sia uno spreco…
2-Questo può significare una cosa sola: se oggi parliamo di 5000 vittime totali, e ammesso che il mio comune possa essere una pietra di paragone valida, ci troviamo di fronte a un numero reale di vittime superiore ai 20mila…una vera e propria ecatombe, come molti che hanno avuto vittime in famiglia sanno fin troppo bene…
3-La stessa cosa avviene con il numero dei contagiati: se uno manifesta sintomi riconducibili al virus viene isolato, ma non gli viene praticato il tampone a meno di un peggioramento: in questo caso viene controllato e, nella maggior parte delle situazioni, viene ricoverato…è a questo punto che entra ufficialmente nelle statistiche…ebbene, quanti sono positivi senza saperlo, combattendo i sintomi come una normale, grave, influenza? Quanti, grazie al cielo, guariscono senza mai entrare a far parte dei “numeri”?
4-Posto che i numeri ufficiali non siano quelli reali: se ci fosse anche solo una possibilità di utilizzare quelli reali, ce li direbbero? Che effetto farebbero? …la fila di bare in attesa nella cappella del PapaGio, la coda di camionette dell’esercito…se queste “immagini” fossero ancora più “voluminose” scatenerebbero il panico? O contribuirebbero ad affrontare con maggior serietà le imposizioni governative?
5-Perché proprio la Lombardia è stata la più colpita? E perché proprio Bergamo? Credo che, al netto di quegli episodi considerati come “chiave”, tipo la partita di Champions dell’Atalanta, Bergamo sia stata “fregata” da sé stessa, dalla sua geografia, dal suo modo di vivere…
Bergamo è ricca di industrie, fatta ancora molto di manifattura, di spazi ristretti nei quali far lavorare molte persone…difficile utilizzare il famoso smart working…e ancora più difficile bloccarla!
Mi spiego: con tutto il bene che posso volere a Codogno, ma non mi risulta che li ci sia un ospedale, né aziende fondamentali…chiudere un “paesino” è un conto, chiudere una zona piena di ospedali, di aziende che forniscono servizi essenziali diventa complicato…
6-La geografia stessa non ci è stata utile: Bergamo, per chi non la conoscesse, è fatta di molti paesi tutti attaccati, spesso senza soluzione di continuità…ricordo le espressioni sorprese di amici di altre zone d’Italia che, passando da un comune all’altro, non capivano come fosse possibile un’urbanizzazione tanto elevata; ecco, avere molti, troppi spazi congestionati e troppo pochi spazi liberi, nei quali far disperdere le malignità, di certo non è stato un aiuto…
7-Siamo animali sociali, non c’è che dire e abbiamo abitudini di normale socialità: la cena in compagnia, l’aperitivo dopo il lavoro, la colazione al bar…e poi la partita allo stadio o tutti insieme al bar preferito…e la partita a calcetto tra amici? E la palestra? Ah, la sana camminata sui monti in gruppo, e la discoteca…ma anche la Messa…Vero che sono tutte abitudini diffuse più o meno ovunque in Italia, ma quando questo avviene in una città popolosa e con non molte “opzioni” ecco che le poche “location” sono molto affollate…
8-Come fai a fermarci? Ieri parlavo con un’amica che vive in Svizzera e si diceva incazzata perché sentiva che gli italiani erano presi in giro per questa storia…le ho detto che un mese fa anche noi prendevamo per il culo i cinesi…poi abbiamo scherzato su Codogno…poi ci siamo resi conto anche noi che da ridere non c’era proprio niente…ebbene, come fai a fermarci? Solo tre settimane fa tutti pensavamo che al virus avremmo fatto un culo tanto, “Pura de nisü, Schèfe de negòt”, onnipotenti come ci siamo sempre sentiti…fino a quando abbiamo capito che questo piccolo essere non giudica, non sceglie, non fa preferenze…ti prende comunque tu la pensi, chiunque tu sia…
9-Siamo stati vittime delle nostre stesse scelte, anche politiche, degli ultimi decenni…a partire dai tempi di Tangentopoli (che, non dimentichiamo, proprio nella Sanità spolpava le casse dello Stato per ingrassare i conti correnti privati di politici e faccendieri), continuando per i clamorosi traffici del “celeste” e dei suoi degni successori, con tagli continui e insistiti a una Sanità che era, e grazie al cielo è ancora, tra le più avanzate al mondo…se i numeri riscontrati in Lombardia si fossero verificati in qualsiasi altre regione del Centro-Sud, sarebbe stata un’ecatombe…
Se non ci fossero stati tagli tragici, probabilmente, avremmo avuto molte più armi, molti più posti letto, molti più medici e infermieri, molte più attrezzature per combattere e vincere questa guerra, sacrificando meno vite umane…ognuno di noi sa quanti mesi, anni a volte, bisogna attendere una visita, un controllo, un’operazione (io stesso ho rischiato la vita qualche anno fa perché la mia operazione non urgente, rinviata per mesi, è diventata improvvisamente urgente e molto più grave di quanto avrebbe dovuto essere…)…
Ricordiamoci di questo quando la tempesta sarà passata, ricordiamoci di quanti, per profitto, hanno spolpato gli ospedali giocando con la vita nostra, dei nostri amici, dei nostri parenti…
10-Siamo stati fregati dal nostro essere comunità, ma anche dal nostro essere divisi…l’entità “Lombardia” esiste solo a livello politico, non ha fondamento sociale…nessun lombardo si sente tale, l’ho sempre sostenuto: siamo bergamaschi, milanesi, comaschi, bresciani…e spesso divisi per valli, zone, comuni, contrade…di certo una identità unica non c’è e questa mancanza è ben rappresentata anche a livello politico, dove le decisioni, specie di questi ultimi giorni, portano a un accentramento incredibile verso Milano, con misure preventive verso il capoluogo, e lasciando abbandonati alla loro guerra le “periferie” di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi…altrimenti non si spiegherebbe (se non con un vile tornaconto economico, ma a questo non voglio proprio pensare…) l’accentramento dell’ospedale da realizzare in zona fiera e il contemporaneo stop imposto all’ospedale da campo degli Alpini da realizzare a Boccaleone, certo di più immediata realizzazione e di maggior praticità nell’affrontare l’emergenza “in loco”…
11-Torniamo alla domanda: come fai a fermarci? Le disposizioni del Governo parlano di bloccare tutte le attività, tranne quelle essenziali…niente di nuovo rispetto alle disposizioni di due settimane prima…come già spiegato, tenendo aperti gli ospedali, devi per forza approvvigionarli di dispositivi usa e getta (camici, mascherine, guanti…), devi lasciar muovere i trasportatori che li riforniscono, i rivenditori che trattano questi articoli, le lavanderie che trattano indumenti dei sanitari, lenzuola ecc…
Oppure lasciare aperto i supermercati vuol dire tener aperto le aziende che li riforniscono e le aziende che riforniscono queste…tipo l’azienda che fa le insalate, ma anche l’agricola che rifornisce materie prime o la cartiera che produce gli imballaggi…in una zona come questa un simile intreccio è enorme e coinvolge centinaia di aziende, migliaia di addetti…com’è possibile fermare?
Detto questo, il Governo può dire che la aziende alimentari devono restare aperte…o possono farlo…servirebbe che le singole aziende, per una volta, mettessero il benessere dei propri dipendenti davanti a qualche settimana di fatturato e quelle “non direttamente coinvolte in questa emergenza” evitassero di aprire…ma sto parlando di industriali illuminati e non ne vedo uno dai tempi di Olivetti, purtroppo…
Io non credo di avere una soluzione, ma da “ignorante” mi muoverei in questo modo: tutto bloccato!!! Chiunque voglia aprire perché conscio di essere indispensabile, può presentare al Prefetto una richiesta con i dettagli del perché fa parte dei “necessari”; il Prefetto decide in tempi rapidi…così verranno fuori le aziende che lavorano solo perché parte di una categoria “protetta” o perché veramente necessarie…per chi ha la coscienza a posto non dovrebbero esserci problemi…ma, al solito…sono un sognatore…
12-La cosa fondamentale ora è rimanere vivi, difendersi con le unghie e con i denti, proteggere i propri cari, lottare contro un nemico che abbiamo visto all’opera solo nei più catastrofici film di Hollywood…ed essere ancora qui, quando sarà tutto finito, per raccontare la vita che riparte, come una grande, immensa, coloratissima primavera del Mondo.

lunedì 20 gennaio 2020

BEATO BETTINO, PATRONO DEI LATITANTI

Lo scrivo subito, tanto per evitare fraintendimenti: trovo squallido il tentativo di beatificare a reti unificate Benedetto Craxi detto Bettino.
Il mondo della politica, subito spalleggiata da quel giornalismo sempre prono al potere, si è dato un gran daffare in questi ultimi anni per riabilitare un politico che, è giusto ricordarlo, non è morto da esule, ma da fuggitivo, non era in un luogo sperduto perché mandato via da chissà quali decisioni politiche, ma era per sua scelta, quella di sfuggire alla Giustizia, in un luogo dove le persone normali, quelle che lavorano tutto l’anno e pagano abbondanti tasse, possono permettersi di fare una settimana di vacanza all’anno, se tutto va bene.
Bettino Craxi è entrato ufficialmente in politica a 22 anni e ha cavalcato le sue, certamente valide, qualità per fare carriera fino a diventare Presidente del Consiglio negli anni ’80.
Non è certo questo suo successo quello che fa arrabbiare: probabilmente ha saputo governare meglio di molti altri prima di lui e dopo di lui…il problema è che dal 1956, anno della sua entrata ufficiale in politica, fino al 1993, anno della sua fragorosa caduta, ha attraversato quasi 4 decenni ai vertici di quell’establishment di cui è diventato una figura iconica, incarnandone il potere e le contraddizioni.
Dotato di una personalità forte al limite dell’arroganza, è stato più di ogni altro un simbolo di quel sistema di tangenti che ha spolpato l’Italia fino a quel 17 febbraio 1992, quando l’arresto dell’ingegner Mario Chiesa scoperchiava tutto l’universo di ruberie che è stato definito “Tangentopoli”.
Craxi fu in prima linea nel difendere il proprio partito definendo lo stesso Chiesa come “Un mariuolo che getta un'ombra su tutta l'immagine di un partito” (Craxi, TG3, 3 marzo 1992), ma ben presto il coinvolgimento dell’intero mondo politico lombardo e poi italiano non risparmiò neppure i socialisti.
Fu a quel punto che il “Grande Statista”, sentendosi in trappola, tentò l’all-in richiedendo al Presidente della Repubblica la guida del governo a seguito delle elezioni del ’92: fortuna per l’Italia che il Capo dello Stato era un uomo tutto d’un pezzo come Oscar Luigi Scalfaro, il quale rifiutò di cedere la guida del Paese a chi era troppo vicino agli inquisiti.
Craxi, tentò allora un colpo di coda, denunciando la correità dell’intero Parlamento sui fatti di Tangentopoli, costruendo su di sé una figura duplice: quella di uno statista coraggioso che ha la forza, denunciando tutti gli altri, di mettersi più “dalla parte del popolo inferocito”, ma anche quella di chi sfida la Magistratura ad arrestare tutti i colpevoli forte di una supposta intoccabilità, quella stessa Magistratura che Craxi attaccò pesantemente in un tentativo di screditarla agli occhi dell’opinione pubblica.
Le sue fortune, però, stavano per scemare presto e l’umiliante lancio delle monetine fuori dall’Hotel Raphael fu il suo addio alla politica, che significò anche l’addio alla sua immunità parlamentare.
Il 12 maggio 1994 gli venne ritirato il passaporto per pericolo di fuga, ma era già troppo tardi perché Craxi, si seppe solo il 18, era già in Tunisia ad Hammamet, protetto dall'amico Ben Alì (il presidente tunisino che prese il potere con un colpo di Stato e restò in sella per 23 anni, spodestato solo dalla Rivoluzione dei Gelsomini del 2011); già il 5 maggio era stato avvistato a Parigi, dato che inizialmente era intenzionato a chiedere asilo politico alla Francia.
Il 21 luglio 1995 Craxi sarà dichiarato ufficialmente latitante.
Latitante, non esiliato!!! Lui se ne andò in Tunisia per sfuggire al processo che avrebbe dovuto affrontare e chi non ha nulla da nascondere non ha problemi a farsi processare.
So che quest’ultima frase sembra fuori tempo, ormai, dopo tutti i casi di cui siamo stati testimoni negli ultimi anni…eppure continuo a considerarla come un’espressione necessaria se pensiamo di vivere in un Paese giusto, in una Democrazia onesta.
In ogni caso e al di la del suo ultimo periodo di vita, nel dorato esilio autoimposto di Hammamet, Craxi è stato ai vertici politici in anni nei quali lo stesso panorama politico si è macchiato, oltre che di ruberie scandalose, di complici silenzi riguardo a mattanze indicibili: basti pensare agli attentati negli anni di piombo, ai casi di Ustica, degli omicidi ai magistrati antimafia…chiaramente non tutto questo fu “colpa” di Craxi, ma anche lui era all’interno, non in posizioni di retrovia, di questo meccanismo.
La Prima Repubblica, terminata proprio nel vortice di Tangentopoli, fu un enorme tritasoldi che indebitò il Paese ben oltre le proprie possibilità a beneficio di politici, faccendieri e intermediari di sorta. Forse ce ne dimentichiamo troppo rapidamente e la nostra mancanza di Memoria permette, oggi, di celebrare i 20 anni dalla morte di Bettino Craxi come di un martire, nello stesso giorno in cui, invece, sarebbe il caso di ricordare il compleanno di un uomo che ha davvero vissuto per il bene dell’Italia, ed è stato veramente martirizzato: Paolo Borsellino.
Potrebbe sembrare un punto di vista eccessivamente populista, potrebbe apparire come un discorso eccessivamente giustizialista, me ne rendo conto, ma non è questo il mio intento: non credo nel giustizialismo, ma nella Giustizia si, quella Giustizia che rende civile un Paese, quella Giustizia che dovrebbe invitare tutti al rispetto della legge, del proprio Paese.
Ecco perché è scandaloso beatificare un criminale (perché tale è stato…) e dimenticare un uomo di legge…
Da chi trattate da Martire sapremo giudicarvi!

venerdì 17 gennaio 2020

COME POSSO FARE…MEMORIA???

Tra pochi giorni si celebrerà la Giornata della Memoria per le vittime della Shoah, ricorrenza internazionale istituita nel 2005 e sempre fonte di dibattiti e polemiche.
Anche quest’anno avrò la possibilità di viverla in prima persona attraverso le parole, i silenzi, la ambientazioni che solo il teatro sa regalare: poter raccontare qualcosa riguardo a quei fatti sconcertanti, quel baratro infinito nel quale l’umanità è stata risucchiata dalle proprie idee assurde e malate, è sempre qualcosa che richiede una fatica fisica, morale, spirituale.
Far salire alle labbra parole che descrivono un orrore indicibile, elementi che qualsiasi spirito umano senziente vorrebbe cancellare dalla mente perché troppo dolorose, pensieri troppo spaventosi per essere tradotti in povere parole, ebbene è qualcosa che graffia il cuore, che lacera l’anima, che straccia le carni.
Le volte che mi è capitato, attraverso due differenti racconti, di far rivivere quegli eventi orribili, ho avuto la sensazione di sentire sulla mia pelle il freddo dei lager, nei miei occhi il dolore della disumanità, nelle mie narici l’odore della morte…potere del teatro…
Eppure…nonostante in questi stessi giorni io stia lavorando su un testo completamente nuovo da presentare in futuro e che parla di un aspetto legato a questi eventi, guardandomi attorno, vedendo e ascoltando l’aria che tira in questo Paese (e in gran parte della vecchia Europa) mi sto chiedendo come…come posso fare davvero Memoria, come posso far capire che tutto quello che racconterò, nell’infinita ciclicità del nostro mondo e della nostra storia, forse non è ancora accaduto, pur potendolo raccontare come storia del passato?
Penso sia piuttosto inutile raccontare di un evento trascorso se tale episodio non può insegnarci ad affrontare il presente e a migliorare il futuro: a che serve conoscere la storia del fallimento di Napoleone nella Campagna di Russia se non per evitare di commettere gli stessi errori? Eppure, 130 anni dopo…
Il clima attuale mi porta a dire che siamo un po’ tutti così, incapaci di leggere il presente perché immemori del passato.
Infatti, cosa ci dice il presente?
Si, il presente parla, parla molto: comunica per parole, immagini, canzoni, suoni, idee, silenzi, passioni.
E cosa ci dice? Ci parla di un odio che non è nemmeno più strisciante, ma urlante e violento. Parla di persone classificate per colore, provenienza, idee, sessualità.
Parla di omosessuali picchiati da vili squadracce violente, parla di razze ritenute inferiori, parla di un uso sconsiderato di insulti e minacce che ne generano sempre di più, parla di un odio a prescindere verso gli esponenti di un credo religioso (se 80 anni fa erano gli ebrei oggi sono i musulmani), parla di episodi di violenza domestica commentati come normali…
Parla di un popolo sempre più ampio di revisionisti, di persone che considerano 6 milioni di ebrei morti come una barzelletta diffusa dai “nemici” (si, ma quali???), che trattano la tortura e la morte di centinaia di migliaia di zingari, slavi, omosessuali, jenish, comunisti, intellettuali, prigionieri politici, Pentecostali come una fake-news ante litteram, che considerano migliaia di corpi utilizzati per sciagurati esperimenti scientifici come una balla raccontata per infangare quelli che in un delirio propagandistico vennero definiti “Jugendlager”, campi della gioventù, villaggi vacanze per svantaggiati…
E poi parla anche attraverso persone che giustificano la violenza, che fomentano l’odio, che seminano sospetto, che invece di prendersela con ladri, truffatori e criminali attaccano chi tenta di diffondere rispetto, umanità, educazione…
Come posso dire che i lager sono stati solo l’ultima, macabra tappa della repressione nei confronti dei “nemici del popolo”, iniziata da una propaganda feroce, a dei ragazzi che vivono in un tempo di comunicazione estrema ed aggressiva?
E com’è possibile raccontare che anche in Italia, in quegli anni, squadre di picchiatori
prendevano di mira chiunque tentasse di opporsi al percorso fascista, uscendone sempre impuniti e che la gente “perbene” classificava come piccoli episodi trascurabili? Come posso dirlo a chi, magari, considera il pestaggio a un omosessuale come “dovuto”, le botte di un uomo a una donna come normali segnali di “amore”, la violenza sessuale come “normale” se la vittima portava una gonna corta?
In generale, come fare a raccontare che in quegli anni, per prendere e tenere il potere, si bruciavano i libri, si sottovalutava la scuola se non come arma di aggregazione e propaganda, si espellevano o incarceravano gli intellettuali? Come posso parlare di questo a un popolo che non legge più, che porta l’ignoranza a stile di vita, che vede la cultura come un nemico da cui guardarsi?
Beh, direi che la strada si preannuncia in ripida salita, ma forse mai come oggi diventa fondamentale fare Memoria, rendere presente, qui e ora, come solo il teatro sa fare.
Qui e ora, perché non si parla di passato, ma di presente, perché non si racconta di un trascorso ma di un futuro, perché non si parla di vittime e carnefici, ma di noi…fortemente di noi, qui e ora.

lunedì 6 maggio 2019

IN ONORE DEL DOTTOR MARIO FABBRI

Oggi, lunedì 6 maggio 2019, dopo una lunga malattia, si è spento all'Ospedale di Belluno il Dottor Mario Fabbri, dopo 83 anni di battaglie...
 

Con lui se ne va un altro dei grandi protagonisti di quella stagione drammatica che si chiama Disastro del Vajont, pochi mesi dopo la scomparsa dell'avvocato di parte civile Sandro Canestrini.
Nel 2011 gli è stato assegnato il Premio Glomere nella sua Macerata e in quell'occasione ho avuto il privilegio di scrivere e presentare un racconto per celebrarlo...riporto qui quello che scrissi allora con tutto il cuore e che ora uso per salutarlo...con le mie povere parole a ringraziare un piccolo grande uomo.

"Io l’ho incontrato, Fabbri: è stata una bellissima chiacchierata d’altronde è sempre bello parlare con persone che raccontano cose interessanti con passione e competenza.
E, sapete? È stato un incontro strano: vi confesso che prima di arrivare da lui mi tremavano le gambe, ma come la porta si è aperta…un clima di grande cordialità, di voglia di raccontare…
Mi ero anche preparato alcune domande, per conoscerlo meglio, per capirlo: non ce n’è stato bisogno…5 ore di chiacchierata libera in cui ha raccontato con una lucidità invidiabile, tutta una serie di episodi che raccontano la sua vita e, soprattutto la vicenda del Vajont.
Io, però, mi sono annotato alcune impressioni su di lui e ve le leggo:
<<Una persona pacata, gentile e disponibile, ma al contempo deciso e determinato, preciso e pragmatico: sottile ed evasivo, di colpo sa diventare accorto e abile come una volpe. È un uomo che parla lentamente, ponderando pensieri e parole, facendo grande attenzione alla scelta dei termini.>>
Preciso.
Davvero un personaggio che non lascia niente al caso, nemmeno nell’ospitalità.
E allora tra un caffè e un buon digestivo, ecco che la sua memoria d’acciaio si snoda in un fiume di ricordi, eventi, avvenimenti.
E soprattutto persone, volti, nomi.

A partire da quelli della sua famiglia, con il padre internato durante la guerra in un campo di prigionia o il fratello partigiano, fucilato dai tedeschi 24 ore prima della liberazione, ma anche quelli dei personaggi che ne hanno segnato la vita e la carriera professionale, come il giudice Arcangelo Mandarino, Procuratore della Repubblica di Belluno, o personaggi del calibro di Aldo Moro o del potente giudice Gennaro Desena.
E, mano a mano che il dialogo scorre scopro le sue abilità giornalistiche, per le quali in gioventù ha avuto numerose proposte importanti, mai accettate per seguire la via della Magistratura. 
E qui il racconto prende la via fatale del Vajont, di quella ondata maledetta che spazza via una valle, 4 mesi dopo la sua presa di servizio come Giudice Istruttore.
...le emergenze affrontate con freddezza, quasi con cinismo, certamente con competenza…
…e poi la mastodontica opera di riorganizzazione della documentazione messa sotto sequestro…e
la consapevolezza, mano a mano che l’indagine si svolgeva, di quanto il tragico finale fosse già drammaticamente scritto nelle migliaia di pagine analizzate…
Per me è semplicemente un uomo: un uomo come se ne trovano pochi, onesto e retto.
Un uomo che ha sempre saputo parlare con correttezza, in un mondo zeppo di menzogne e di false verità create ad arte e secondo convenienza.
Penso che l’unica parola che oggi tutti noi possiamo pronunciare, unendo tutti i nostri diversi intenti è proprio un sentito e trasparente GRAZIE, per l’uomo che è e per l’insegnamento che la sua vita rappresenta.
GRAZIE DOTTOR FABBRI"

venerdì 11 gennaio 2019

VENT’ANNI SENZA…FABER

Quando alle 2.30 di quel maledetto 11 gennaio 1999, un carcinoma polmonare ha strappato al mondo Fabrizio De André, il cantautore degli emarginati, il poeta degli sconfitti, forse non si poteva ancora immaginare quanto quest’uomo avrebbe segnato gli anni a venire, paradossalmente più ancora degli anni che lo hanno visto protagonista.
La poesia di Faber, la sua capacità di usare le parole per scavare nell’animo umano, l’infinita abilità nel comporre versi eterni e infiniti, non solo lo hanno consegnato alla storia come uno dei più straordinari poeti di sempre, ma hanno dimostrato quanto avanti fosse il suo pensiero, tanto da essere sempre un passo oltre il presente.
Il “Principe Libero” ha cantato di uomini e donne, di poteri e debolezze, di amore e passioni, di violenza e sensibilità, con una delicatezza che lascia sconcertati, anche e soprattutto in tempi come questi, dove ogni cosa è urlata e strepitata, dove chiunque si sente in dovere di gridare la sua opinione e di dileggiare le credenze altrui.
De André ha saputo, al contrario, con la sua voce calda e avvolgente, con la sua acutezza e intelligenza, raccontare di un’umanità piena e viva, arrogante e spaventata, spavalda e inerme. Umanità che ha saputo mettere in ogni idea, progetto, frase scritta, brano composto.
Umanità con la quale ha saputo dipingere, in tempi incredibili e precedendo la storia umana di decenni, persino le Sacre vicende, la Vita di Gesù.
Nel 1970, infatti, viene pubblicato l’album “La Buona Novella”, scritto l’anno precedente, in pieno periodo di contestazioni: uno dei primissimi concept album del panorama italiano, scritto dal cantautore genovese ispirandosi alle vicende di Gesù, lui, profondamente anarchico e laico, come sono raccontate nei Vangeli Apocrifi, particolarmente il “
Protovangelo di Giacomo” e il “Vangelo arabo dell'infanzia”.
L’album è un concentrato di emozioni, un racconto che si snoda attraverso tutta la storia dell’annuncio del Vangelo a partire dalla nascita di Maria per arrivare alla crocefissione, raccontata dai presenti, come per le Laude Medievali: e lungo la Via Della Croce ecco la vendetta, la paura, il dolore, la rabbia, la rassegnazione…tutto un campionario di emozioni profondamente umane, forti, sofferte.
L’album intero racconta di esseri umani che, insieme, nell’infinita varietà delle umane passioni, costruisce la Salvezza di un Dio che si fa uomo: proprio in questo Mistero si snodano i brani, che iniziano con un “Laudate Dominum” per arrivare al finale, nel riconoscimento di un uomo che rivoluziona la Storia, a dire con convinzione “Laudate Hominem”, dopo che in 10 brani il nome stesso del protagonista, Gesù di Nazareth, non viene mai nominato.
Oggi, 11 gennaio 2019, esattamente dopo 20 anni dalla sua morte, Fabrizio De André torna a presentare le vicende della Buona Novella, 50 anni dopo averle scritte e lo fa attraverso un gruppo di artisti straordinari, capaci di prendere le emozioni scritte da Faber e rimusicate dalla PFM per trasformarle in un brivido lungo e intenso: “Genti Diverse – Officina Musicale” nasce proprio per questa idea, per questo progetto, per ricordare un uomo straordinario attraverso la sua poesia.
Nell’Auditorium di Osio Sopra si farà Memoria di una lunga e intensa poesia, perché 20 anni senza Faber sono lunghi e difficili da sopportare…

giovedì 11 ottobre 2018

Historia magistra vitae…?

Memoria.
Forse mai come in questi anni si fa urgente dare sempre nuovi significati a questo termine.
Bistrattata, sbeffeggiata, sconfessata: la Memoria è oggetto ogni giorno di attacchi più o meno meschini, da parte di chi ha esigenza di ricoprire, di mascherare, di “rileggere” a modo proprio, per il tornaconto del partito, dell’idea, della fede.
“Revisionismo”, in questi anni ha sostituito in modo preoccupante il termine “Memoria”, e quel che è peggio, ne ha sostituito il valore: “revisionare” la Shoah, le stragi degli anni di piombo, i massacri compiuti da questo o da quel movimento, da questo o quel paese, da questo o quel “cane sciolto”…rivederlo o utilizzarlo per perorare la propria causa, il proprio pensiero, il proprio orticello…
“Historia magistra vitae” è un’espressione che non trova più radici nel nostro presente ed è un inquietante ossimoro: il fatto stesso che sia una locuzione latina la fa sembrare come qualcosa di antico, di decadente, di superato, come se 2070 anni di storia (tanto è passato da quando Marco Tullio Cicerone l’ha pensata, scritta, regalata a una umanità ingrata…) si possano cancellare in pochi anni, distrutti da un’ignoranza sempre più arrogante  e dilagante, dove chiunque può affermare tutto e il contrario di tutto senza pensare a quanto, a volte, fiumi di parole vuote possano seppellire le parole di verità, di Memoria, di bellezza che il passato, la storia, ci ha regalato.
E’ questa la battaglia che quotidianamente e con i miei piccoli e scarni mezzi, con la pochezza delle mie modeste capacità, con la volontà di non arrendermi alle brutture che quotidianamente vedo e vivo, provo a combattere.
Una battaglia fatta di sussurri che combattano le urla e gli strepiti con la bava alla bocca, una guerra fatta di parole e pensieri che sovrastino gli slogan facili e stupidi, una lotta fatta di ricordi, di ricostruzioni e di documenti che si oppongano alla facile soluzione del rimuovere il passato.
Il lavoro da fare è tanto, faticoso, spossante ma esaltante: tre ore su un palcoscenico sono soltanto la punta dell’iceberg del lavoro. Ogni singolo spettacolo, ogni racconto è frutto di mesi di studio, di approfondimento, di ricerca di fonti, di materiali, di ragionamento su quello che possa servire per rendere onore alla verità dei fatti. E poi contatti, telefonate, riunioni, sopralluoghi, documentazioni, burocrazie (a volte folli!)…ricordo una serata che ha avuto necessità di ben due anni e mezzo di lavoro per essere organizzata…e ancora: è necessario un investimento economico, denaro che esce dalle tasche senza sapere se mai sarà reintegrato…
Molto di questo lavoro, di questo impegno, di questa passione, ha dato frutto oggi, in questo autunno che ingrigisce, con un calendario di spettacoli, di racconti, di frammenti di Memoria.
Un totale di sette serate, per tre differenti schegge di Memoria, tutte sul territorio bergamasco e questo mi fa piacere: Bergamo è sempre stata la mia casa, ma non sempre è stata accogliente e ricettiva nei confronti della Memoria o forse non è sempre pronta ad investire sugli outsider (come sono stato definito in un articolo di qualche anno fa) puntando sui grandi nomi che fanno grandi numeri.
Si comincia venerdì 12 ottobre nella palestra di Borgo di Terzo, dove, in occasione della presentazione della locale sezione della Protezione Civile, presenterò il racconto di Paolini e Vacis “Vajont, 9 ottobre ’63 – Orazione Civile” a pochi giorni dal 55° anniversario. Durante la serata ci sarà il Coro Alpini Valcavallina che presenterà alcuni brani e ci sarà la testimonianza di Federico Abrati, alpino di Bolgare che nel ’63, militare di leva, fu mandato a Longarone per scavare nel fango. Ci sarà anche una esposizione di fotografie che racconteranno per immagini quei tragici giorni.
Sabato 13 si replica ma in un luogo molto suggestivo: l’Ex Carcere di Sant’Agata in Città Alta, con l’organizzazione del Maite – Bergamo Alta Social Club. Un luogo che parla di dolore, di lacrime, di reclusione, di redenzione: come fu Longarone in quegli anni.
Tra fine ottobre e inizio novembre, poi, si terranno le celebrazioni per il centenario della fine della Grande Guerra: 100 anni da quando il mondo fu liberato da una follia che l’aveva alleggerito di 24milioni di esseri umani in 4 tragici anni.
“Il Battaglione Bosniaco – Carzano 1917: il Grande Tradimento” è un monologo scritto a sei mani da me, dallo scrittore Daniele Zanon (che si occupa anche di accompagnare il monologo con la musica delle sue fisarmoniche e armoniche) e dallo storico Valerio Curcio e ricostruisce la vicenda passata alla storia come “Il Sogno di Carzano”, un episodio di guerra avvenuto sul fronte trentino pochi giorni prima della rotta di Caporetto e che avrebbe potuto cambiare lo svolgimento stesso del conflitto, risparmiando, magari, qualche milionata di vittime.
Sabato 20 ottobre le vicende del Maggiore Pivko e del Maggiore Lalatta saranno presentate per la prima volta in provincia di Bergamo (dopo 6 repliche tra Trentino, Veneto e Piemonte) nella Sala della Comunità di Bottanuco, mentre il sabato successivo, il 27, saremo in scena nella Sala Consiliare di Cene.
Sabato 3 novembre, vigilia della data fatidica, la trascorreremo facendo Memoria nella Sala Conferenze della Biblioteca di Gandino, mentre il successivo venerdì, 9 novembre, chiuderemo la stagione presso il salone della Scuola Materna di Bonate Sotto.
Infine, per chiudere la stagione autunnale, si farà Memoria in un modo particolare, come nemmeno io avevo mai fatto.
Insieme ad un gruppo di artisti straordinari, di eccellenti musicisti, abbiamo costituito negli scorsi mesi il gruppo “Genti Diverse – Officina Musicale” e sabato 24 novembre al Teatro Qoelet di Redona porteremo per la prima volta in scena, in anteprima assoluta, uno spettacolo-concerto dal titolo “La Buona Novella”, ispirato all’omonimo album di Fabrizio De André secondo gli arrangiamenti della Premiata Forneria Marconi: la “Prima” andrà in scena a gennaio 2019 per celebrare i 50 anni dalla pubblicazione dell’album e i 20 anni dalla morte di uno dei poeti più straordinari del nostro tempo.
Memoria, dunque: di ogni tipo e forma, raccontata attraverso parole, musica, sguardi, incontri…teatro, qui e ora.
Forse se fossimo più capaci di incontrarci di persona, qui e ora, di comunicare attraverso sguardi, parole, sorrisi, magari saremmo anche più “umani”, qui e ora, e la Memoria, il ricordo, sarebbe un esercizio quotidiano e meno complicato.
Historia magistra vitae…?