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sabato 29 agosto 2020

IL VIRUS DELLO SCIACALLAGGIO

In queste ultime settimane mi è capitato di sentire di tutto un po’, specialmente cose che non avrei mai voluto leggere. Non dopo gli strali di marzo, i cori sui balconi, gli slogan tipo “andrà tutto bene” o “ne usciremo più forti”, non dopo aver sentito chiamare “Eroi”
medici e infermieri, non dopo l’orrore vissuto a pochi chilometri da casa, non dopo aver passato giorni di paura, dopo aver visto mio padre soffrire, dopo aver passato una notte convinto di non arrivare a rivedere l’alba…
Ora mi trovo a dover leggere cose agghiaccianti, frasi, spesso sgrammaticate, che spiegano dall’alto di conoscenze enciclopediche, come tutta la situazione che si è creata nell’intero Pianeta sia una macchinazione di qualche ente superiore per bloccare il mondo e intrappolare i suoi abitanti per non si sa quale motivo.
Ora, a parte l’assurdità di uscite simili, ma la cosa ancora più imbarazzante è che a volte a rilanciare tali idee folli sono persone che vivono nella mia Bergamo, gente che ha sentito per settimane le sirene delle ambulanze suonare h24, gente che ha visto i camion militari portare via i morti, gente che ha letto per giorni 13 pagine di necrologi (a fronte delle 3 o 4 normali), persone che hanno vissuto senza aver accesso agli ospedali perché fonti di contagio, uomini e donne che hanno pianto nonni o genitori morti con un tubo in gola o “affogati” nel proprio letto o sterminati come mosche nelle case di riposo.
Ebbene, questo non lo posso accettare: se arrivo a capire che chi ha vissuto a centinaia di chilometri dalle zone più infette possa non avere la stessa percezione dell’enormità di quanto accaduto, non posso sopportare  che chi l’ha vissuto sulla propria pelle, convinto da insane idee di chissà quali complotti o sobillato da seminatori di menzogne per menti deboli, riesca a rinnegare il proprio stesso vissuto.
L’incredibile l’ho letto in un post scovato su un social che parla di una enorme messa in scena, nella quale i sedicenti parenti delle vittime non erano altro che attori messi li per reggere la “commedia”, in una Bergamo trasformata in un enorme set cinematografico.
Ora, a parte l’incredibile e assurdo pensiero che si chiude dicendo che il CoVid non esiste ed è solo la scusa per distrarci mentre arrivano i clandestini infetti che ci infetteranno tutti (!!!), chi conosce un po’ Bergamo e la sua gente non può che mettersi a ridere di fronte a pensieri simili (ecco perché è assurdo che un bergamasco possa seguire determinati pensieri malati).
I bergamaschi sono un popolo di gente schiva, chiusa, timida, più a suo agio nella laboriosità intensa che nelle manifestazioni di gioia o dolore. I sentimenti, quelli che aprono il cuore, quelli che rendono nudi di fronte agli altri, sono manifestazioni molto intime, da non mostrare se non nel chiuso dei propri affetti.
Raramente si potranno vedere bergamaschi fare sceneggiate da lacrime e capelli strappati: più facile vederli con gli occhi lucidi e qualche singhiozzo rivestito di un pudore dolce e infantile.
Quante interviste ci sono state negli scorsi mesi tra Bergamo, Alzano e Nembro? Quanta gente avete visto piangere a scena aperta? Addirittura, quante persone si sono concesse alle telecamere? Molto poche, perché i bergamaschi sono così, e il dialetto, la “lingua madre” del popolo orobico, è li a testimoniarlo, visto che, ad esempio, non esiste una traduzione effettiva per l’espressione “Ti Amo”…al massimo da queste parti esiste il “Ta öle bé”, ti voglio bene, detto spesso a testa bassa, con tutto il pudore necessario.
Allo stesso modo, visto che ho sentito parlare di attori ben preparati nel piangere davanti alle telecamere, si sappia che in dialetto non esiste nemmeno un termine per la parola “Piangere”: a volte si dice impropriamente “Piàns”, ma è più corretto tradurlo con “Lücià”, o “Löcià”, che evoca i “Lucciconi”, quelle lacrime che tentano di uscire dagli occhi quando si vuole trattenere il pianto.
Questo è il pianto dei bergamaschi: un magone violento ben disciplinato dalla volontà di ferro di un popolo cresciuto nella durezza della vita sui monti e del crudo lavoro della terra, abituato a voltare pagina con pudore e umiltà.
Bergamo ha avuto 6000 morti solo nel mese di marzo, compresi 40 sacerdoti, 163 medici e 40 infermieri, persone che hanno contratto il virus per non aver voluto lasciare il proprio posto nella battaglia in difesa delle persone. Giusto per capire l’entità di tale orrore, in un mese di contagio Bergamo ha avuto 10 volte le vittime dei terremoti de L’Aquila e di Amatrice messi insieme, e come è un’oscenità mancare di rispetto a quelle vittime non vedo perché qualcuno possa uccidere una seconda volta i nostri genitori, nonni, amici, colleghi, in nome di un’ideologia malata e sconvolta, a sostegno di seminatori di bufale, di odio, di ignobili falsità…
Chiunque tenti di minimizzare quanto accaduto, chiunque metta in dubbio anche solo uno di coloro che hanno perso la vita in quelle settimane di terrore, chiunque possa ignorare il dolore di chi ha visto andar via per sempre un proprio caro senza poterlo salutare, senza potergli stare accanto, non può essere definito che con un unico appellativo, un termine che descrive perfettamente chi nutre sé stesso con le carni degli altri, una parola che racconta di chi persegue il proprio insano pensiero calpestando senza problemi il dolore degli altri, un’espressione che parla di meschinità, falsità, disonore: “Sciacallo”!

lunedì 4 maggio 2020

LA SPINTA PER CAMBIARE

Chissà se stare reclusi per svariate settimane, oltre a rallentare la diffusione del peggior virus mai visto dopo la “Spagnola” di 100 anni esatti fa, è anche servito per insegnarci qualcosa…
Potrebbe averci fatto riscoprire una forma di vita “casalinga” che le nostre abitudini frenetiche ci avevano fatto dimenticare…ci ha aiutato a riscoprire la magia del pane fatto in casa, ci ha insegnato la pazienza dell’attesa…
Ci ha spinto a incazzarci, a ribellarci, a gridare la rabbia di una presunta ingiustizia subìta, spesso contro le persone sbagliate…abbiamo imparato parole che non avremmo mai voluto conoscere, abbiamo seguito molti più telegiornali di quanto eravamo abituati…
Abbiamo scoperto di essere fragili, esposti all’azione di una creatura che nemmeno vediamo, e di cui ignoravamo completamente l’esistenza…fino a tre mesi fa ci sentivamo padroni del mondo, superuomini, indistruttibili…ora abbiamo incontrato la paura, questa forza profondamente umana che trascende ogni cosa: la paura di non resistere alla quarantena, di non farcela di fronte al virus, di ammalarci in un momento in cui gli ospedali non hanno la forza di curare tutti…la paura di vedere andar via i nostri genitori, i nostri nonni, di non poterli salutare, di non poter stringere le loro mani mentre lasciano questa vita…
Magari abbiamo riscoperto la bellezza di poter respirare l’aria fresca di una giornata limpida dopo giorni di quarantena…magari uscire dopo tanto tempo ci ha fatto scoprire che l’erba sul sentiero che percorrevamo sempre ha continuato a crescere incurante di noi…magari ci siamo scoperti emozionati da un semplice fiore di campo che normalmente avremmo ignorato, forse non ci saremmo soffermati a guardare la curiosa forma di un albero che abbiamo visto centinaia di volte…
Chissà, magari questa quarantena ha avuto un senso, ci ha regalato un insegnamento, ci ha spinto a cambiare…in meglio? In peggio?
Starà a noi deciderlo…magari guardandoci attorno con occhi nuovi, con lo stupore di un bambino, per vedere il mondo attorno a noi come merita di essere osservato e vissuto.

venerdì 10 aprile 2020

IL BICCHIERE DELLA STAFFA

 
Hai presente quelle serate che ci facevamo un tempo, quando eravamo giovani? Serate che iniziavano con un aperitivo al bar Piacere, dove cominciare a prendersi per il culo e a fare il “fondo” alcoolico…serate che continuavano con il trasferimento verso il ristorante, di solito una trattoria di quelle lorde, di quelle dove mangiare, bere, fare casino senza troppi problemi…posti fatti di suino alla brace, di salame nostrano, di vino pestone…di padelle e utensili appesi al soffitto, di un camino acceso, di camerieri truci…
Posti dove sembrava di entrare nella cucina della “sciùra” di turno, dove il dolce era la crostata del discount, dove non mancava mai la grappa per digerire…dove si usciva pagando una quota fissa, anni luce prima che i geni della ristorazione si inventassero i menu a prezzo fisso o gli “All you can it” di prodotti orientali…
Erano quelle serate dove gli spostamenti in macchina erano avventurosi, più allegri di un corteo nuziale, “funestati” dalle improvvise incursioni degli Omarone-Show, dove si rischiava la denuncia per fare uno scherzo, dove c’era sempre il personaggio che era preso di mira (a volte con pezzi di pane o ossa di costine…)…serate che proseguivano con un “digestivo” in qualche locale dove recuperare un minimo di dignità, ma che più spesso significava completare il quadro dell’indecenza…serate dove nessuno era più in grado di guidare e c’era sempre qualcuno che, chissà come, riusciva a portare a casa gli altri…serate che, pensandoci col senno di poi, hanno rappresentato rischi che oggi nessuno di noi si assumerebbe più, serate che con le leggi attuali ci avrebbero messo nei guai…
Si, eravamo giovani e incoscienti e magari la mattina seguente, dopo rari momenti di riposo agitato e ancora con l’occhio “porcino” a far bella mostra di sé, ci si ritrovava insieme al lavoro, con una sensazione di disagio nemmeno troppo mascherata ma con la serenità di sentirsi invincibili…
Ebbene, in quelle serate ho imparato, tra tante cose strane, che il vino è traditore, rispetto, ad esempio, alla birra, nell’eterno derby dei brindisi in compagnia…
Quando bevi birra succede che, a un certo punto, senti il cervello mancare qualche colpo, perdersi in pensieri curiosi: è il momento in cui inizi a perdere lucidità.
In questa situazione si è chiamati a una decisione: continuare o fermarsi.
L’uomo assennato a quel punto si ferma e da li in poi, se non assume più alcool, inizia a riprendersi e nel giro di pochi minuti, ore a volte, è completamente lucido (attenzione, niente a che fare con il valore riscontrabile attraverso un etilometro…parlo di lucidità di cervello, nessuna implicazione sui riflessi…).
Con il vino, invece, succede una cosa differente: quando ti rendi conto che stai iniziando a perdere lucidità, ebbene caro ragazzo, ti svelo questa verità: è troppo tardi!!!
L’effetto di quanto hai bevuto non è ancora arrivato completamente al tuo cervello: probabilmente la seconda metà di quanto hai ingerito non è ancora in circolo ed è li che inizia il dramma, perché nonostante tu ti sia fermato, l’alcool continua a invadere i tuoi sensi in modo sempre più incisivo fino a spedirti in una dimensione che trascende la realtà, che spesso fa star male (specie se il vino è di infima qualità…).
In questi giorni di emergenza, nei quali ci viene richiesta solo un po’ di pazienza per superare questo dramma epocale chiamato Corona Virus, oppure CoVid19, stiamo assistendo a una sbornia collettiva di gente che ad ogni costo vuole uscire, persino gente che ha la forma del divano di casa da 20 anni si è riscoperta runner competitivo…gente che all’idea di portar fuori il cane si sarebbe suicidata oggi non vede l’ora di far fare a Fufi i propri bisogni anche 6/7 volte al giorno…gente che si lamentava di dover andare al lavoro oggi non vede l’ora che riapra la ditta, solo per il gusto di uscire di casa…
E dopo tre settimane, nell’imminenza della Pasqua, anche di fronte ad alcune “modifiche alle disposizioni”, all’improvviso, un sacco di gente si è sentita autorizzata a farsi bellamente i fatti propri, uscendo come e se vuole, con o senza mascherina, per motivi seri o no…gente che va a fare la spesa ogni giorno per comprare due cose, gente che entra 4/5 volte al giorno nello stesso supermercato, gente che si muove con la stessa facilità di tre mesi fa, solo con la mascherina, come se con quella fosse tutto risolto, spesso con mascherine da dentisti, come prevenire le botte in testa con un berretto di lana invece che con un casco.
Il problema, però, è che questo maledetto virus non è birra, bella, spumosa, dorata…è vino rosso, ruvido, legnoso…e come il vino impiega più tempo per fare effetto.
Oggi potrebbero uscire tutti e non avremmo risultati concreti a livello statistico…e così per i prossimi 15 giorni (tempo massimo di incubazione, secondo i dati scientifici utilizzati fino ad oggi)…e tutti saremo felici e diremo che si può fare, che non cambia nulla, che ci hanno “imprigionato” senza motivo, che il Governo ancora una volta ci ha fregato, che siamo liberi e sani, che il virus era una bufala, che era un complotto dei Rothschild per prendere il potere, che serviva una distrazione per distogliere l’attenzione dalle scie chimiche e dalla verità della terra piatta che stava per essere svelata…
E ci abbracceremo, convinti che tutto è finito, torneremo a camminare, ad affollare le città, i bar, i ristoranti, torneremo sulle spiagge, viaggeremo in capo al mondo, ci strozzeremo di aperitivi…
Poi…poi il sedicesimo giorno arriverà l’effetto della follia del primo, ci accorgeremo di aver bevuto troppo vino ma sarà tardi per fermarci: e sarà solo una goccia della tempesta che si scatenerà, sarà solo un granello di sabbia nella frana che ci travolgerà, sarà solo un refolo di vento del ciclone che ci spazzerà via…
Perché ogni giorno trascorso avrà fatto crescere in modo esponenziale il contagio e allora capiremo, forse, l’errore commesso, ma smettere di bere non basterà più.
Se siamo una razza che vuole definirsi evoluta dovremmo imparare dalla storia, come affrontare momenti difficili a livello planetario, ma basterebbe anche essere un po’ meno evoluti e imparare dalle piccole esperienze quotidiane, come la reazione del cervello a un bicchiere di vino…il problema è che siamo ignoranti e, ancor peggio, arroganti, convinti di essere inattaccabili e immortali…
Ebbene, o impariamo rapidamente e ci evolviamo o siamo destinati all’estinzione, ma lo faremo con il sorriso sulle labbra e le guance rosse per il vino bevuto…prosit!!!

martedì 7 aprile 2020

In-Competenze Regionali

Ecco solo alcune cose che “potevano essere ma non sono state fatte”…errori madornali per i quali qualcuno dovrà rispondere davanti alla storia, mancanze gravi a livello regionale…
Sono pensieri buttati giù di getto, sotto l’influenza della rabbia e della frustrazione di questo periodo…sono mischiati e confusionari, lo so, ma non è facile mettere ordine in una situazione del genere…
1-Potevi chiudere Nembro e Alzano al di la delle disposizioni statali e non l’hai fatto (non sapevi che si poteva fare o hai avuto paura di farlo…in ogni caso sei responsabile);

 
2-Hai inviato una circolare (delibera della giunta Lombarda numero XI/2906, dell’8 marzo 2020) in cui invitavi i ricoveri per anziani ad accogliere i pazienti da CoVid19, alcuni non tamponati e comunque senza fornire protezioni al personale del ricovero…così hai “buttato un cerino acceso in un pagliaio” rendendo i ricoveri dei centri dove gli anziani moriranno a decine senza alcun supporto possibile…
(“Il risultato è che ora al Trivulzio abbiamo sette reparti isolati completamente e due vuoti perché non accettiamo più nuovi pazienti. Nella struttura di Merate novanta sono sotto osservazione. Al Principessa Jolanda di via Sassi due reparti sono in isolamento” secondo la dichiarazione di Pietro La Grassa)
3-Hai imposto l’uscita solo con mascherine ma senza avere la disponibilità di mascherine (almeno una per famiglia) per tutti…e chi è senza non potrebbe, secondo legge, uscire per andare in farmacia o a fare la spesa…poi hai detto che si possono usare sciarpe o foulards, che rappresentano un mero palliativo visivo ma senza alcuna efficacia (anzi, peggio: un foulard non lavato di continuo può essere veicolo di distribuzione ai propri familiari o conviventi…); è un po’ come dire che è obbligatorio indossare il casco per andare in moto...ma va bene anche un berretto di lana…
4-Hai ordinato 4 milioni di mascherine a un’azienda che si è poi rivelata inesistente…cioè, un’inculata di dimensioni clamorose…oppure un errore nell’ordine…in ogni caso chi “pretende di governare” dovrebbe almeno essere in grado di fare un ordine senza farsi sodomizzare…c’è poi da capire (non è chiaro) se i soldi spesi in questo “affare” siano andati perduti o almeno quello è stato evitato…
5-Hai provato a bloccare l’ospedale da campo degli alpini a Bergamo a costo zero con il pretesto che senza medici sarebbe stato inutile, e in quel momento non ce n’erano di disponibili…poi hai sostenuto la realizzazione dell’ospedale alla fiera di Milano costato 21 milioni di offerte alla Protezione Civile per un totale di 24 posti letto, salvo poi renderti conto che non hai pensato a reclutare i medici…proprio la discriminante che avevi usato per il tuo divieto agli alpini…
6-Hai inaugurato in pompa magna l’ospedale in fiera contro ogni disposizione anti-contagio…ma la cosa peggiore è che hai sbandierato un risultato straordinario che, in realtà, non era ancora stato raggiunto (e che forse non lo sarà mai…): doveva essere un ospedale da 600 posti, realizzato in 10 giorni…invece ad oggi non è ancora operativo (e si va verso i 20 giorni…) oltre al fatto che i posti sono 24 (cioè 1/25 di quanto sbandierato…) che diventeranno, non si sa quando, a 200, cioè un terzo del preventivato…

 
7-Hai tentato di farti una bella pubblicità presenziando alla piccola inaugurazione dell’ospedale di Bergamo, nonostante i bastoni tra le ruote che avevi messo per la sua realizzazione…da vero sciacallo…
8-Pretendi l’autonomia (in quanto leghista e in quanto governatore…) per la tua Regione ma poi piangi perché il Governo centrale non ti “aiuta”…e nell’unica situazione che è davvero di competenza delle Regioni, cioè la Sanità, riveli la tua assoluta incapacità…se è pienamente nelle tue mani quando le cose vanno bene dovrebbero essere pienamente nelle tue mani anche nella tempesta…altrimenti posso farlo anch’io il governatore…
9-La gestione sanitaria è stata fatta esclusivamente sull’ospedalizzazione, mandando in tilt il sistema nel giro di poche ore e causando situazioni di contagio interno indescrivibile…fuori dall’ospedale non è stato potenziato il controllo sul territorio, con il monitoraggio dei positivi in isolamento (quasi nessuno tamponato fino all’arrivo in ospedale, quando, cioè, la situazione è ormai disperata), con i medici di famiglia lasciati a combattere una guerra senza dispositivi, con le persone disorientate che, specie nei primi giorni, non sapevano come fare di fronte a sintomatologie sospette, perdendo tempo prezioso e moltiplicando il lavoro dei 112, dei medici e delle continuità assistenziali…
10-Basti vedere cosa è successo in altre regioni, che hanno usato tutte le loro competenze per prendere decisioni autonome, riuscendo a limitare i danni…qui la stessa cosa non è stata fatta, attendendo sempre le disposizioni di Roma senza la capacità o il coraggio di prendere decisioni, sbagliando miseramente la maggior parte delle vie intraprese, in un penoso mix di pavidità e incapacità, indegni di chi pretende di governare e fa sempre la voce grossa senza costrutto pratico…
11-Nei giorni cruciali della scoperta dei primi casi all’ospedale di Alzano, lo stesso è stato chiuso per due ore e poi riaperto senza sanitizzazioni, senza percorsi specifici per i contagiati, senza attenzioni particolari per il personale e nemmeno per i visitatori…chi ha deciso questo comportamento? La direzione ospedaliera? E a chi dovrebbe fare capo se non alla gestione regionale della sanità? E perché la Regione, se non ha niente da nascondere su questo caso, non ha mandato qualcuno a indagare per capire l’assurdità del comportamento tenuto quel giorno? Perché non ha mai chiarito cosa è davvero successo?

 
12-Al netto degli errori comunicativi dei sindaci, compresi Gori e Sala, sul continuare a vivere normalmente nei primi giorni di contagio (errori ammessi dagli stessi, una comprensione errata della situazione…), perché la Regione, che ne ha tutta la facoltà e anche la responsabilità, non ha tenuto un atteggiamento più prudente e meno “propagandistico” imponendo una posizione univoca ai sindaci?
13-A proposito di mosse propagandistiche: perché il coinvolgimento di Bertolaso? Mi sono fatto un’idea brutta, ma a volte a pensar male…vuoi vedere che l’offerta di 10 milioni di b. era subordinata all’assunzione dell’ex capo della PC e, comunque, a un progetto “grandioso” (come è stato definito prima di sciogliersi in un piccolo presidio costato un patrimonio…un po’ come proporre una cena luculliana a 1000euro a cranio e poi trovarsi a cenare, per la stessa cifra, con una minestrina e una mela cotta…)???

Ci avrò preso? Non mi interessa: avevo bisogno di fare il punto della situazione dei fatti, prima di perdermi in mille voci e opinioni...per il resto l'unica cosa che spero è che i danni fin qui avuti siano finiti, ma so già che non sarà così.
Avanti con fiducia, con l'impegno di essere parte integrante di tutto questo enorme ingranaggio e di dover fare del proprio meglio per uscire presto da questo incubo.

domenica 22 marzo 2020

RESTIAMO VIVI...E UMANI

Il mio buon amico Valerio Curcio, uomo di scienza, grande matematico, da settimane sta studiando i dati emessi dal Ministero dell’Interno, per tentare di dare un quadro della situazione, per capire quando vedremo la luce, là, in fondo al tunnel…e ha anche azzardato alcune motivazioni per cui Lombardia e Veneto siano le regioni più colpite…
Questo mi ha portato a una serie di riflessioni…
1-I numeri: al mio paese, meno di 7000 anime e non tra i più colpiti, stanno morendo 10 persone a settimana, per lo più anziani (stamattina il sito della Parrocchia riportava 3 nomi e, in aggiunta, un ex parroco…quando ho ricontrollato prima di cena ne ho trovati scritti altri 4 oltre a quelli…)…ebbene, un paio di giorni fa ho visto un articolo in cui si elencavano tutti i nomi delle vittime e sotto lo spazio del mio comune comparivano solamente 2 nomi…come è possibile? Credo che molti dei morti delle ultime 8/10 settimane siano semplicemente morti, senza preoccuparsi di analizzare la loro positività o meno al virus…più che comprensibile, purtroppo: di fronte a un morto, fare un tampone significa spendere preziosi tempo e risorse…il tampone è utile per prevenire, altrimenti è solo strumento per le statistiche e, credo, sia uno spreco…
2-Questo può significare una cosa sola: se oggi parliamo di 5000 vittime totali, e ammesso che il mio comune possa essere una pietra di paragone valida, ci troviamo di fronte a un numero reale di vittime superiore ai 20mila…una vera e propria ecatombe, come molti che hanno avuto vittime in famiglia sanno fin troppo bene…
3-La stessa cosa avviene con il numero dei contagiati: se uno manifesta sintomi riconducibili al virus viene isolato, ma non gli viene praticato il tampone a meno di un peggioramento: in questo caso viene controllato e, nella maggior parte delle situazioni, viene ricoverato…è a questo punto che entra ufficialmente nelle statistiche…ebbene, quanti sono positivi senza saperlo, combattendo i sintomi come una normale, grave, influenza? Quanti, grazie al cielo, guariscono senza mai entrare a far parte dei “numeri”?
4-Posto che i numeri ufficiali non siano quelli reali: se ci fosse anche solo una possibilità di utilizzare quelli reali, ce li direbbero? Che effetto farebbero? …la fila di bare in attesa nella cappella del PapaGio, la coda di camionette dell’esercito…se queste “immagini” fossero ancora più “voluminose” scatenerebbero il panico? O contribuirebbero ad affrontare con maggior serietà le imposizioni governative?
5-Perché proprio la Lombardia è stata la più colpita? E perché proprio Bergamo? Credo che, al netto di quegli episodi considerati come “chiave”, tipo la partita di Champions dell’Atalanta, Bergamo sia stata “fregata” da sé stessa, dalla sua geografia, dal suo modo di vivere…
Bergamo è ricca di industrie, fatta ancora molto di manifattura, di spazi ristretti nei quali far lavorare molte persone…difficile utilizzare il famoso smart working…e ancora più difficile bloccarla!
Mi spiego: con tutto il bene che posso volere a Codogno, ma non mi risulta che li ci sia un ospedale, né aziende fondamentali…chiudere un “paesino” è un conto, chiudere una zona piena di ospedali, di aziende che forniscono servizi essenziali diventa complicato…
6-La geografia stessa non ci è stata utile: Bergamo, per chi non la conoscesse, è fatta di molti paesi tutti attaccati, spesso senza soluzione di continuità…ricordo le espressioni sorprese di amici di altre zone d’Italia che, passando da un comune all’altro, non capivano come fosse possibile un’urbanizzazione tanto elevata; ecco, avere molti, troppi spazi congestionati e troppo pochi spazi liberi, nei quali far disperdere le malignità, di certo non è stato un aiuto…
7-Siamo animali sociali, non c’è che dire e abbiamo abitudini di normale socialità: la cena in compagnia, l’aperitivo dopo il lavoro, la colazione al bar…e poi la partita allo stadio o tutti insieme al bar preferito…e la partita a calcetto tra amici? E la palestra? Ah, la sana camminata sui monti in gruppo, e la discoteca…ma anche la Messa…Vero che sono tutte abitudini diffuse più o meno ovunque in Italia, ma quando questo avviene in una città popolosa e con non molte “opzioni” ecco che le poche “location” sono molto affollate…
8-Come fai a fermarci? Ieri parlavo con un’amica che vive in Svizzera e si diceva incazzata perché sentiva che gli italiani erano presi in giro per questa storia…le ho detto che un mese fa anche noi prendevamo per il culo i cinesi…poi abbiamo scherzato su Codogno…poi ci siamo resi conto anche noi che da ridere non c’era proprio niente…ebbene, come fai a fermarci? Solo tre settimane fa tutti pensavamo che al virus avremmo fatto un culo tanto, “Pura de nisü, Schèfe de negòt”, onnipotenti come ci siamo sempre sentiti…fino a quando abbiamo capito che questo piccolo essere non giudica, non sceglie, non fa preferenze…ti prende comunque tu la pensi, chiunque tu sia…
9-Siamo stati vittime delle nostre stesse scelte, anche politiche, degli ultimi decenni…a partire dai tempi di Tangentopoli (che, non dimentichiamo, proprio nella Sanità spolpava le casse dello Stato per ingrassare i conti correnti privati di politici e faccendieri), continuando per i clamorosi traffici del “celeste” e dei suoi degni successori, con tagli continui e insistiti a una Sanità che era, e grazie al cielo è ancora, tra le più avanzate al mondo…se i numeri riscontrati in Lombardia si fossero verificati in qualsiasi altre regione del Centro-Sud, sarebbe stata un’ecatombe…
Se non ci fossero stati tagli tragici, probabilmente, avremmo avuto molte più armi, molti più posti letto, molti più medici e infermieri, molte più attrezzature per combattere e vincere questa guerra, sacrificando meno vite umane…ognuno di noi sa quanti mesi, anni a volte, bisogna attendere una visita, un controllo, un’operazione (io stesso ho rischiato la vita qualche anno fa perché la mia operazione non urgente, rinviata per mesi, è diventata improvvisamente urgente e molto più grave di quanto avrebbe dovuto essere…)…
Ricordiamoci di questo quando la tempesta sarà passata, ricordiamoci di quanti, per profitto, hanno spolpato gli ospedali giocando con la vita nostra, dei nostri amici, dei nostri parenti…
10-Siamo stati fregati dal nostro essere comunità, ma anche dal nostro essere divisi…l’entità “Lombardia” esiste solo a livello politico, non ha fondamento sociale…nessun lombardo si sente tale, l’ho sempre sostenuto: siamo bergamaschi, milanesi, comaschi, bresciani…e spesso divisi per valli, zone, comuni, contrade…di certo una identità unica non c’è e questa mancanza è ben rappresentata anche a livello politico, dove le decisioni, specie di questi ultimi giorni, portano a un accentramento incredibile verso Milano, con misure preventive verso il capoluogo, e lasciando abbandonati alla loro guerra le “periferie” di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi…altrimenti non si spiegherebbe (se non con un vile tornaconto economico, ma a questo non voglio proprio pensare…) l’accentramento dell’ospedale da realizzare in zona fiera e il contemporaneo stop imposto all’ospedale da campo degli Alpini da realizzare a Boccaleone, certo di più immediata realizzazione e di maggior praticità nell’affrontare l’emergenza “in loco”…
11-Torniamo alla domanda: come fai a fermarci? Le disposizioni del Governo parlano di bloccare tutte le attività, tranne quelle essenziali…niente di nuovo rispetto alle disposizioni di due settimane prima…come già spiegato, tenendo aperti gli ospedali, devi per forza approvvigionarli di dispositivi usa e getta (camici, mascherine, guanti…), devi lasciar muovere i trasportatori che li riforniscono, i rivenditori che trattano questi articoli, le lavanderie che trattano indumenti dei sanitari, lenzuola ecc…
Oppure lasciare aperto i supermercati vuol dire tener aperto le aziende che li riforniscono e le aziende che riforniscono queste…tipo l’azienda che fa le insalate, ma anche l’agricola che rifornisce materie prime o la cartiera che produce gli imballaggi…in una zona come questa un simile intreccio è enorme e coinvolge centinaia di aziende, migliaia di addetti…com’è possibile fermare?
Detto questo, il Governo può dire che la aziende alimentari devono restare aperte…o possono farlo…servirebbe che le singole aziende, per una volta, mettessero il benessere dei propri dipendenti davanti a qualche settimana di fatturato e quelle “non direttamente coinvolte in questa emergenza” evitassero di aprire…ma sto parlando di industriali illuminati e non ne vedo uno dai tempi di Olivetti, purtroppo…
Io non credo di avere una soluzione, ma da “ignorante” mi muoverei in questo modo: tutto bloccato!!! Chiunque voglia aprire perché conscio di essere indispensabile, può presentare al Prefetto una richiesta con i dettagli del perché fa parte dei “necessari”; il Prefetto decide in tempi rapidi…così verranno fuori le aziende che lavorano solo perché parte di una categoria “protetta” o perché veramente necessarie…per chi ha la coscienza a posto non dovrebbero esserci problemi…ma, al solito…sono un sognatore…
12-La cosa fondamentale ora è rimanere vivi, difendersi con le unghie e con i denti, proteggere i propri cari, lottare contro un nemico che abbiamo visto all’opera solo nei più catastrofici film di Hollywood…ed essere ancora qui, quando sarà tutto finito, per raccontare la vita che riparte, come una grande, immensa, coloratissima primavera del Mondo.