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sabato 29 agosto 2020

IL VIRUS DELLO SCIACALLAGGIO

In queste ultime settimane mi è capitato di sentire di tutto un po’, specialmente cose che non avrei mai voluto leggere. Non dopo gli strali di marzo, i cori sui balconi, gli slogan tipo “andrà tutto bene” o “ne usciremo più forti”, non dopo aver sentito chiamare “Eroi”
medici e infermieri, non dopo l’orrore vissuto a pochi chilometri da casa, non dopo aver passato giorni di paura, dopo aver visto mio padre soffrire, dopo aver passato una notte convinto di non arrivare a rivedere l’alba…
Ora mi trovo a dover leggere cose agghiaccianti, frasi, spesso sgrammaticate, che spiegano dall’alto di conoscenze enciclopediche, come tutta la situazione che si è creata nell’intero Pianeta sia una macchinazione di qualche ente superiore per bloccare il mondo e intrappolare i suoi abitanti per non si sa quale motivo.
Ora, a parte l’assurdità di uscite simili, ma la cosa ancora più imbarazzante è che a volte a rilanciare tali idee folli sono persone che vivono nella mia Bergamo, gente che ha sentito per settimane le sirene delle ambulanze suonare h24, gente che ha visto i camion militari portare via i morti, gente che ha letto per giorni 13 pagine di necrologi (a fronte delle 3 o 4 normali), persone che hanno vissuto senza aver accesso agli ospedali perché fonti di contagio, uomini e donne che hanno pianto nonni o genitori morti con un tubo in gola o “affogati” nel proprio letto o sterminati come mosche nelle case di riposo.
Ebbene, questo non lo posso accettare: se arrivo a capire che chi ha vissuto a centinaia di chilometri dalle zone più infette possa non avere la stessa percezione dell’enormità di quanto accaduto, non posso sopportare  che chi l’ha vissuto sulla propria pelle, convinto da insane idee di chissà quali complotti o sobillato da seminatori di menzogne per menti deboli, riesca a rinnegare il proprio stesso vissuto.
L’incredibile l’ho letto in un post scovato su un social che parla di una enorme messa in scena, nella quale i sedicenti parenti delle vittime non erano altro che attori messi li per reggere la “commedia”, in una Bergamo trasformata in un enorme set cinematografico.
Ora, a parte l’incredibile e assurdo pensiero che si chiude dicendo che il CoVid non esiste ed è solo la scusa per distrarci mentre arrivano i clandestini infetti che ci infetteranno tutti (!!!), chi conosce un po’ Bergamo e la sua gente non può che mettersi a ridere di fronte a pensieri simili (ecco perché è assurdo che un bergamasco possa seguire determinati pensieri malati).
I bergamaschi sono un popolo di gente schiva, chiusa, timida, più a suo agio nella laboriosità intensa che nelle manifestazioni di gioia o dolore. I sentimenti, quelli che aprono il cuore, quelli che rendono nudi di fronte agli altri, sono manifestazioni molto intime, da non mostrare se non nel chiuso dei propri affetti.
Raramente si potranno vedere bergamaschi fare sceneggiate da lacrime e capelli strappati: più facile vederli con gli occhi lucidi e qualche singhiozzo rivestito di un pudore dolce e infantile.
Quante interviste ci sono state negli scorsi mesi tra Bergamo, Alzano e Nembro? Quanta gente avete visto piangere a scena aperta? Addirittura, quante persone si sono concesse alle telecamere? Molto poche, perché i bergamaschi sono così, e il dialetto, la “lingua madre” del popolo orobico, è li a testimoniarlo, visto che, ad esempio, non esiste una traduzione effettiva per l’espressione “Ti Amo”…al massimo da queste parti esiste il “Ta öle bé”, ti voglio bene, detto spesso a testa bassa, con tutto il pudore necessario.
Allo stesso modo, visto che ho sentito parlare di attori ben preparati nel piangere davanti alle telecamere, si sappia che in dialetto non esiste nemmeno un termine per la parola “Piangere”: a volte si dice impropriamente “Piàns”, ma è più corretto tradurlo con “Lücià”, o “Löcià”, che evoca i “Lucciconi”, quelle lacrime che tentano di uscire dagli occhi quando si vuole trattenere il pianto.
Questo è il pianto dei bergamaschi: un magone violento ben disciplinato dalla volontà di ferro di un popolo cresciuto nella durezza della vita sui monti e del crudo lavoro della terra, abituato a voltare pagina con pudore e umiltà.
Bergamo ha avuto 6000 morti solo nel mese di marzo, compresi 40 sacerdoti, 163 medici e 40 infermieri, persone che hanno contratto il virus per non aver voluto lasciare il proprio posto nella battaglia in difesa delle persone. Giusto per capire l’entità di tale orrore, in un mese di contagio Bergamo ha avuto 10 volte le vittime dei terremoti de L’Aquila e di Amatrice messi insieme, e come è un’oscenità mancare di rispetto a quelle vittime non vedo perché qualcuno possa uccidere una seconda volta i nostri genitori, nonni, amici, colleghi, in nome di un’ideologia malata e sconvolta, a sostegno di seminatori di bufale, di odio, di ignobili falsità…
Chiunque tenti di minimizzare quanto accaduto, chiunque metta in dubbio anche solo uno di coloro che hanno perso la vita in quelle settimane di terrore, chiunque possa ignorare il dolore di chi ha visto andar via per sempre un proprio caro senza poterlo salutare, senza potergli stare accanto, non può essere definito che con un unico appellativo, un termine che descrive perfettamente chi nutre sé stesso con le carni degli altri, una parola che racconta di chi persegue il proprio insano pensiero calpestando senza problemi il dolore degli altri, un’espressione che parla di meschinità, falsità, disonore: “Sciacallo”!

mercoledì 13 maggio 2020

LA PIETRA DEL NOSTRO SCANDALO

Cara Silvia, o come ti chiami ora, Aisha…
Mi spiace dirti che ci hai tradito! Si, hai tradito le nostre tradizioni, le nostre idee, la nostra religione, il nostro pensiero riguardo al mondo che tu ora hai abbracciato…ma forse è un
pensiero che noi abbiamo riguardo al mondo intero, tutto quel vasto mondo che noi ci rifiutiamo di conoscere, di incontrare, di accettare, di rispettare…
Quando sei scomparsa, rapita da gente indegna, che pur avendoti vista sorridente aiutare i “loro” figli, ha individuato in te la possibilità di un guadagno tutto sommato facile, non sei stata una gran notizia…e poi questi li abbiamo dimenticati, di loro non ce ne frega niente: non sappiamo nemmeno che sei stata rapita in Kenya, Paese dove molti di noi vanno a svernare sulle affascinanti spiagge di Malindi, nei magici Safari con veduta del Kilimangiaro sullo sfondo, magari per fare del sano turismo sessuale…perché gli africani fanno schifo, ma le africane, specie se giovani, magari bambine, hanno il loro perché…
E non sappiamo nemmeno che i tuoi rapitori sono già stati catturati (almeno alcuni di loro) e sono ora sotto processo, cosa non secondaria a quelle latitudini…non sappiamo chi ti ha rapito ma sappiamo tutto, o meglio, pretendiamo di sapere tutto, su chi ti ha segregata per 18 mesi in luoghi infami, con trasferimenti snervanti e una prigionia che avrebbe fiaccato chiunque…
Ma questo non ce lo dovevi fare: non dovevi tornare!!! Avresti dovuto restare la, morire, ammazzata o di percosse, avresti dovuto subire violenze inenarrabili per 18 mesi, avremmo dovuto trovare il tuo corpo martoriato…avremmo dovuto vedere un video di qualche bestia che ti decapitava senza pietà…
O al limite avresti dovuto tornare distrutta, violentata, magari gravida…il tuo bel sorriso spento per sempre dall’orrore subìto…avresti dovuto raccontare una storia in cui i tremendi musulmani che ti hanno segregato hanno approfittato di te, ti hanno percosso, torturato, magari infibulato, ti hanno costretto ad abbracciare la loro fede perversa…dalla tua bocca avrebbero dovuto uscire parole di odio, di orrore…
E’ questo quello che ci saremmo aspettati, anzi, che abbiamo sperato…almeno noi che della tua scomparsa ce ne siamo sempre fregati e al tuo ritorno abbiamo scoperto di sapere tutto sulla Somalia, su Al-Shaabab, sugli usi e i costumi di un gruppo di guerriglieri che si barrica dietro le insegne di Maometto ma che non disdegna di essere sostenuto e armato dall’Arabia Saudita, massimo e miglior alleato delle potenze occidentali nel mondo arabo…
Eh, già: solo il tuo dolore, la tua prostrazione, l’orrore che avresti dovuto vivere, avremmo potuto accettarli…sarebbero stati l’ennesima prova di cui avevamo bisogno per dare nuova linfa al nostro odio nei confronti del mondo islamico, nei confronti del mondo in generale, noi che temiamo e detestiamo tutto ciò che non è bianco, cristiano, italiano…
Ti avremmo sacrificato volentieri per mantenere il nostro xenofobo status quo: nero, islamico, terrorista, stupratore, assassino…sostanzialmente ognuno di questi appellativi nella nostra piccola mente è sinonimo degli altri, non può vivere da solo, come un mostro multicefalo ma dal corpo unico: quello del nemico da temere e combattere, ad ogni costo!!!
Avremmo sacrificato volentieri la tua vita, il tuo sorriso, la tua giovinezza pur di avere nuovo odio per loro…avremmo lasciato i tuoi sogni in pasto agli orrendi terroristi somali pur di poter urlare la loro disumanità…avremmo ceduto il tuo corpo alla violenza di quei criminali per poter ripetere nella nostra saggezza che quelle bestie non si fanno problemi a profanare il corpo di una fanciulla, una ragazza dolce, bianca, italiana, cristiana…
Allora avremmo pianto una nostra figlia, allora avremmo urlato che eri il meglio di noi e quegli animali sono indegni della vita!
Per questo non possiamo perdonarti: tu hai avuto la sfacciataggine di dire che sei stata trattata con umanità, che non sei stata violentata, che il cammino che hai scelto di percorrere è stata una tua libera scelta…
Così facendo hai castrato il nostro maschilismo, che immagina i tuoi aguzzini intenti a sfogare su di te i loro istinti sessuali, hai umiliato il nostro “machismo” perché questa possibilità a noi resta misteriosa: noi siamo convinti che tu “ti sia divertita”, che tu “ti sia presa tanti bei cazxi nexri” perché noi al posto loro l’avremmo fatto…è il principio per il quale il giudizio su un’altra persona passa attraverso quello che ognuno di noi vive e pensa…
E allora, invece di lasciarci conquistare da un sorriso che, probabilmente, è rimasto per 18 mesi in attesa di schiudersi, abbiamo continuato nel nostro squallido voyeurismo da frustrati, guardando il tuo vestito (che subito abbiamo classificato come abito tipico dei terroristi che ti avevano imprigionato), scrutando sotto di esso per capire se fossi incinta, con l’illusione di poter scoprire i segni degli stupri a cui sarai di certo stata sottoposta…
Ecco perché oggi non ti perdoniamo per la tua sfacciataggine: non perdoniamo il tuo sorriso, l’abbraccio alla tua famiglia, le parole di gratitudine, la serenità di aver passato un’esperienza che avrebbe martoriato ciascuno di noi…non ti perdoniamo perché tu sei tutto quello che a noi manca: gioia, altruismo, coraggio, spensieratezza, fede, amore, intelligenza…
La figlia della nostra Italia, che avremmo salutato con le lacrime se avesse recitato fino in fondo la parte dell’Agnello Sacrificale sull’altare del nostro odio, è diventata Pietra di Scandalo per essere sopravvissuta, per averci raccontato di tanta paura ma anche di tanta speranza…
Cara Aisha: bentornata nell’Italia del nostro livore…

domenica 22 marzo 2020

RESTIAMO VIVI...E UMANI

Il mio buon amico Valerio Curcio, uomo di scienza, grande matematico, da settimane sta studiando i dati emessi dal Ministero dell’Interno, per tentare di dare un quadro della situazione, per capire quando vedremo la luce, là, in fondo al tunnel…e ha anche azzardato alcune motivazioni per cui Lombardia e Veneto siano le regioni più colpite…
Questo mi ha portato a una serie di riflessioni…
1-I numeri: al mio paese, meno di 7000 anime e non tra i più colpiti, stanno morendo 10 persone a settimana, per lo più anziani (stamattina il sito della Parrocchia riportava 3 nomi e, in aggiunta, un ex parroco…quando ho ricontrollato prima di cena ne ho trovati scritti altri 4 oltre a quelli…)…ebbene, un paio di giorni fa ho visto un articolo in cui si elencavano tutti i nomi delle vittime e sotto lo spazio del mio comune comparivano solamente 2 nomi…come è possibile? Credo che molti dei morti delle ultime 8/10 settimane siano semplicemente morti, senza preoccuparsi di analizzare la loro positività o meno al virus…più che comprensibile, purtroppo: di fronte a un morto, fare un tampone significa spendere preziosi tempo e risorse…il tampone è utile per prevenire, altrimenti è solo strumento per le statistiche e, credo, sia uno spreco…
2-Questo può significare una cosa sola: se oggi parliamo di 5000 vittime totali, e ammesso che il mio comune possa essere una pietra di paragone valida, ci troviamo di fronte a un numero reale di vittime superiore ai 20mila…una vera e propria ecatombe, come molti che hanno avuto vittime in famiglia sanno fin troppo bene…
3-La stessa cosa avviene con il numero dei contagiati: se uno manifesta sintomi riconducibili al virus viene isolato, ma non gli viene praticato il tampone a meno di un peggioramento: in questo caso viene controllato e, nella maggior parte delle situazioni, viene ricoverato…è a questo punto che entra ufficialmente nelle statistiche…ebbene, quanti sono positivi senza saperlo, combattendo i sintomi come una normale, grave, influenza? Quanti, grazie al cielo, guariscono senza mai entrare a far parte dei “numeri”?
4-Posto che i numeri ufficiali non siano quelli reali: se ci fosse anche solo una possibilità di utilizzare quelli reali, ce li direbbero? Che effetto farebbero? …la fila di bare in attesa nella cappella del PapaGio, la coda di camionette dell’esercito…se queste “immagini” fossero ancora più “voluminose” scatenerebbero il panico? O contribuirebbero ad affrontare con maggior serietà le imposizioni governative?
5-Perché proprio la Lombardia è stata la più colpita? E perché proprio Bergamo? Credo che, al netto di quegli episodi considerati come “chiave”, tipo la partita di Champions dell’Atalanta, Bergamo sia stata “fregata” da sé stessa, dalla sua geografia, dal suo modo di vivere…
Bergamo è ricca di industrie, fatta ancora molto di manifattura, di spazi ristretti nei quali far lavorare molte persone…difficile utilizzare il famoso smart working…e ancora più difficile bloccarla!
Mi spiego: con tutto il bene che posso volere a Codogno, ma non mi risulta che li ci sia un ospedale, né aziende fondamentali…chiudere un “paesino” è un conto, chiudere una zona piena di ospedali, di aziende che forniscono servizi essenziali diventa complicato…
6-La geografia stessa non ci è stata utile: Bergamo, per chi non la conoscesse, è fatta di molti paesi tutti attaccati, spesso senza soluzione di continuità…ricordo le espressioni sorprese di amici di altre zone d’Italia che, passando da un comune all’altro, non capivano come fosse possibile un’urbanizzazione tanto elevata; ecco, avere molti, troppi spazi congestionati e troppo pochi spazi liberi, nei quali far disperdere le malignità, di certo non è stato un aiuto…
7-Siamo animali sociali, non c’è che dire e abbiamo abitudini di normale socialità: la cena in compagnia, l’aperitivo dopo il lavoro, la colazione al bar…e poi la partita allo stadio o tutti insieme al bar preferito…e la partita a calcetto tra amici? E la palestra? Ah, la sana camminata sui monti in gruppo, e la discoteca…ma anche la Messa…Vero che sono tutte abitudini diffuse più o meno ovunque in Italia, ma quando questo avviene in una città popolosa e con non molte “opzioni” ecco che le poche “location” sono molto affollate…
8-Come fai a fermarci? Ieri parlavo con un’amica che vive in Svizzera e si diceva incazzata perché sentiva che gli italiani erano presi in giro per questa storia…le ho detto che un mese fa anche noi prendevamo per il culo i cinesi…poi abbiamo scherzato su Codogno…poi ci siamo resi conto anche noi che da ridere non c’era proprio niente…ebbene, come fai a fermarci? Solo tre settimane fa tutti pensavamo che al virus avremmo fatto un culo tanto, “Pura de nisü, Schèfe de negòt”, onnipotenti come ci siamo sempre sentiti…fino a quando abbiamo capito che questo piccolo essere non giudica, non sceglie, non fa preferenze…ti prende comunque tu la pensi, chiunque tu sia…
9-Siamo stati vittime delle nostre stesse scelte, anche politiche, degli ultimi decenni…a partire dai tempi di Tangentopoli (che, non dimentichiamo, proprio nella Sanità spolpava le casse dello Stato per ingrassare i conti correnti privati di politici e faccendieri), continuando per i clamorosi traffici del “celeste” e dei suoi degni successori, con tagli continui e insistiti a una Sanità che era, e grazie al cielo è ancora, tra le più avanzate al mondo…se i numeri riscontrati in Lombardia si fossero verificati in qualsiasi altre regione del Centro-Sud, sarebbe stata un’ecatombe…
Se non ci fossero stati tagli tragici, probabilmente, avremmo avuto molte più armi, molti più posti letto, molti più medici e infermieri, molte più attrezzature per combattere e vincere questa guerra, sacrificando meno vite umane…ognuno di noi sa quanti mesi, anni a volte, bisogna attendere una visita, un controllo, un’operazione (io stesso ho rischiato la vita qualche anno fa perché la mia operazione non urgente, rinviata per mesi, è diventata improvvisamente urgente e molto più grave di quanto avrebbe dovuto essere…)…
Ricordiamoci di questo quando la tempesta sarà passata, ricordiamoci di quanti, per profitto, hanno spolpato gli ospedali giocando con la vita nostra, dei nostri amici, dei nostri parenti…
10-Siamo stati fregati dal nostro essere comunità, ma anche dal nostro essere divisi…l’entità “Lombardia” esiste solo a livello politico, non ha fondamento sociale…nessun lombardo si sente tale, l’ho sempre sostenuto: siamo bergamaschi, milanesi, comaschi, bresciani…e spesso divisi per valli, zone, comuni, contrade…di certo una identità unica non c’è e questa mancanza è ben rappresentata anche a livello politico, dove le decisioni, specie di questi ultimi giorni, portano a un accentramento incredibile verso Milano, con misure preventive verso il capoluogo, e lasciando abbandonati alla loro guerra le “periferie” di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi…altrimenti non si spiegherebbe (se non con un vile tornaconto economico, ma a questo non voglio proprio pensare…) l’accentramento dell’ospedale da realizzare in zona fiera e il contemporaneo stop imposto all’ospedale da campo degli Alpini da realizzare a Boccaleone, certo di più immediata realizzazione e di maggior praticità nell’affrontare l’emergenza “in loco”…
11-Torniamo alla domanda: come fai a fermarci? Le disposizioni del Governo parlano di bloccare tutte le attività, tranne quelle essenziali…niente di nuovo rispetto alle disposizioni di due settimane prima…come già spiegato, tenendo aperti gli ospedali, devi per forza approvvigionarli di dispositivi usa e getta (camici, mascherine, guanti…), devi lasciar muovere i trasportatori che li riforniscono, i rivenditori che trattano questi articoli, le lavanderie che trattano indumenti dei sanitari, lenzuola ecc…
Oppure lasciare aperto i supermercati vuol dire tener aperto le aziende che li riforniscono e le aziende che riforniscono queste…tipo l’azienda che fa le insalate, ma anche l’agricola che rifornisce materie prime o la cartiera che produce gli imballaggi…in una zona come questa un simile intreccio è enorme e coinvolge centinaia di aziende, migliaia di addetti…com’è possibile fermare?
Detto questo, il Governo può dire che la aziende alimentari devono restare aperte…o possono farlo…servirebbe che le singole aziende, per una volta, mettessero il benessere dei propri dipendenti davanti a qualche settimana di fatturato e quelle “non direttamente coinvolte in questa emergenza” evitassero di aprire…ma sto parlando di industriali illuminati e non ne vedo uno dai tempi di Olivetti, purtroppo…
Io non credo di avere una soluzione, ma da “ignorante” mi muoverei in questo modo: tutto bloccato!!! Chiunque voglia aprire perché conscio di essere indispensabile, può presentare al Prefetto una richiesta con i dettagli del perché fa parte dei “necessari”; il Prefetto decide in tempi rapidi…così verranno fuori le aziende che lavorano solo perché parte di una categoria “protetta” o perché veramente necessarie…per chi ha la coscienza a posto non dovrebbero esserci problemi…ma, al solito…sono un sognatore…
12-La cosa fondamentale ora è rimanere vivi, difendersi con le unghie e con i denti, proteggere i propri cari, lottare contro un nemico che abbiamo visto all’opera solo nei più catastrofici film di Hollywood…ed essere ancora qui, quando sarà tutto finito, per raccontare la vita che riparte, come una grande, immensa, coloratissima primavera del Mondo.

lunedì 20 gennaio 2020

BEATO BETTINO, PATRONO DEI LATITANTI

Lo scrivo subito, tanto per evitare fraintendimenti: trovo squallido il tentativo di beatificare a reti unificate Benedetto Craxi detto Bettino.
Il mondo della politica, subito spalleggiata da quel giornalismo sempre prono al potere, si è dato un gran daffare in questi ultimi anni per riabilitare un politico che, è giusto ricordarlo, non è morto da esule, ma da fuggitivo, non era in un luogo sperduto perché mandato via da chissà quali decisioni politiche, ma era per sua scelta, quella di sfuggire alla Giustizia, in un luogo dove le persone normali, quelle che lavorano tutto l’anno e pagano abbondanti tasse, possono permettersi di fare una settimana di vacanza all’anno, se tutto va bene.
Bettino Craxi è entrato ufficialmente in politica a 22 anni e ha cavalcato le sue, certamente valide, qualità per fare carriera fino a diventare Presidente del Consiglio negli anni ’80.
Non è certo questo suo successo quello che fa arrabbiare: probabilmente ha saputo governare meglio di molti altri prima di lui e dopo di lui…il problema è che dal 1956, anno della sua entrata ufficiale in politica, fino al 1993, anno della sua fragorosa caduta, ha attraversato quasi 4 decenni ai vertici di quell’establishment di cui è diventato una figura iconica, incarnandone il potere e le contraddizioni.
Dotato di una personalità forte al limite dell’arroganza, è stato più di ogni altro un simbolo di quel sistema di tangenti che ha spolpato l’Italia fino a quel 17 febbraio 1992, quando l’arresto dell’ingegner Mario Chiesa scoperchiava tutto l’universo di ruberie che è stato definito “Tangentopoli”.
Craxi fu in prima linea nel difendere il proprio partito definendo lo stesso Chiesa come “Un mariuolo che getta un'ombra su tutta l'immagine di un partito” (Craxi, TG3, 3 marzo 1992), ma ben presto il coinvolgimento dell’intero mondo politico lombardo e poi italiano non risparmiò neppure i socialisti.
Fu a quel punto che il “Grande Statista”, sentendosi in trappola, tentò l’all-in richiedendo al Presidente della Repubblica la guida del governo a seguito delle elezioni del ’92: fortuna per l’Italia che il Capo dello Stato era un uomo tutto d’un pezzo come Oscar Luigi Scalfaro, il quale rifiutò di cedere la guida del Paese a chi era troppo vicino agli inquisiti.
Craxi, tentò allora un colpo di coda, denunciando la correità dell’intero Parlamento sui fatti di Tangentopoli, costruendo su di sé una figura duplice: quella di uno statista coraggioso che ha la forza, denunciando tutti gli altri, di mettersi più “dalla parte del popolo inferocito”, ma anche quella di chi sfida la Magistratura ad arrestare tutti i colpevoli forte di una supposta intoccabilità, quella stessa Magistratura che Craxi attaccò pesantemente in un tentativo di screditarla agli occhi dell’opinione pubblica.
Le sue fortune, però, stavano per scemare presto e l’umiliante lancio delle monetine fuori dall’Hotel Raphael fu il suo addio alla politica, che significò anche l’addio alla sua immunità parlamentare.
Il 12 maggio 1994 gli venne ritirato il passaporto per pericolo di fuga, ma era già troppo tardi perché Craxi, si seppe solo il 18, era già in Tunisia ad Hammamet, protetto dall'amico Ben Alì (il presidente tunisino che prese il potere con un colpo di Stato e restò in sella per 23 anni, spodestato solo dalla Rivoluzione dei Gelsomini del 2011); già il 5 maggio era stato avvistato a Parigi, dato che inizialmente era intenzionato a chiedere asilo politico alla Francia.
Il 21 luglio 1995 Craxi sarà dichiarato ufficialmente latitante.
Latitante, non esiliato!!! Lui se ne andò in Tunisia per sfuggire al processo che avrebbe dovuto affrontare e chi non ha nulla da nascondere non ha problemi a farsi processare.
So che quest’ultima frase sembra fuori tempo, ormai, dopo tutti i casi di cui siamo stati testimoni negli ultimi anni…eppure continuo a considerarla come un’espressione necessaria se pensiamo di vivere in un Paese giusto, in una Democrazia onesta.
In ogni caso e al di la del suo ultimo periodo di vita, nel dorato esilio autoimposto di Hammamet, Craxi è stato ai vertici politici in anni nei quali lo stesso panorama politico si è macchiato, oltre che di ruberie scandalose, di complici silenzi riguardo a mattanze indicibili: basti pensare agli attentati negli anni di piombo, ai casi di Ustica, degli omicidi ai magistrati antimafia…chiaramente non tutto questo fu “colpa” di Craxi, ma anche lui era all’interno, non in posizioni di retrovia, di questo meccanismo.
La Prima Repubblica, terminata proprio nel vortice di Tangentopoli, fu un enorme tritasoldi che indebitò il Paese ben oltre le proprie possibilità a beneficio di politici, faccendieri e intermediari di sorta. Forse ce ne dimentichiamo troppo rapidamente e la nostra mancanza di Memoria permette, oggi, di celebrare i 20 anni dalla morte di Bettino Craxi come di un martire, nello stesso giorno in cui, invece, sarebbe il caso di ricordare il compleanno di un uomo che ha davvero vissuto per il bene dell’Italia, ed è stato veramente martirizzato: Paolo Borsellino.
Potrebbe sembrare un punto di vista eccessivamente populista, potrebbe apparire come un discorso eccessivamente giustizialista, me ne rendo conto, ma non è questo il mio intento: non credo nel giustizialismo, ma nella Giustizia si, quella Giustizia che rende civile un Paese, quella Giustizia che dovrebbe invitare tutti al rispetto della legge, del proprio Paese.
Ecco perché è scandaloso beatificare un criminale (perché tale è stato…) e dimenticare un uomo di legge…
Da chi trattate da Martire sapremo giudicarvi!

lunedì 6 maggio 2019

IN ONORE DEL DOTTOR MARIO FABBRI

Oggi, lunedì 6 maggio 2019, dopo una lunga malattia, si è spento all'Ospedale di Belluno il Dottor Mario Fabbri, dopo 83 anni di battaglie...
 

Con lui se ne va un altro dei grandi protagonisti di quella stagione drammatica che si chiama Disastro del Vajont, pochi mesi dopo la scomparsa dell'avvocato di parte civile Sandro Canestrini.
Nel 2011 gli è stato assegnato il Premio Glomere nella sua Macerata e in quell'occasione ho avuto il privilegio di scrivere e presentare un racconto per celebrarlo...riporto qui quello che scrissi allora con tutto il cuore e che ora uso per salutarlo...con le mie povere parole a ringraziare un piccolo grande uomo.

"Io l’ho incontrato, Fabbri: è stata una bellissima chiacchierata d’altronde è sempre bello parlare con persone che raccontano cose interessanti con passione e competenza.
E, sapete? È stato un incontro strano: vi confesso che prima di arrivare da lui mi tremavano le gambe, ma come la porta si è aperta…un clima di grande cordialità, di voglia di raccontare…
Mi ero anche preparato alcune domande, per conoscerlo meglio, per capirlo: non ce n’è stato bisogno…5 ore di chiacchierata libera in cui ha raccontato con una lucidità invidiabile, tutta una serie di episodi che raccontano la sua vita e, soprattutto la vicenda del Vajont.
Io, però, mi sono annotato alcune impressioni su di lui e ve le leggo:
<<Una persona pacata, gentile e disponibile, ma al contempo deciso e determinato, preciso e pragmatico: sottile ed evasivo, di colpo sa diventare accorto e abile come una volpe. È un uomo che parla lentamente, ponderando pensieri e parole, facendo grande attenzione alla scelta dei termini.>>
Preciso.
Davvero un personaggio che non lascia niente al caso, nemmeno nell’ospitalità.
E allora tra un caffè e un buon digestivo, ecco che la sua memoria d’acciaio si snoda in un fiume di ricordi, eventi, avvenimenti.
E soprattutto persone, volti, nomi.

A partire da quelli della sua famiglia, con il padre internato durante la guerra in un campo di prigionia o il fratello partigiano, fucilato dai tedeschi 24 ore prima della liberazione, ma anche quelli dei personaggi che ne hanno segnato la vita e la carriera professionale, come il giudice Arcangelo Mandarino, Procuratore della Repubblica di Belluno, o personaggi del calibro di Aldo Moro o del potente giudice Gennaro Desena.
E, mano a mano che il dialogo scorre scopro le sue abilità giornalistiche, per le quali in gioventù ha avuto numerose proposte importanti, mai accettate per seguire la via della Magistratura. 
E qui il racconto prende la via fatale del Vajont, di quella ondata maledetta che spazza via una valle, 4 mesi dopo la sua presa di servizio come Giudice Istruttore.
...le emergenze affrontate con freddezza, quasi con cinismo, certamente con competenza…
…e poi la mastodontica opera di riorganizzazione della documentazione messa sotto sequestro…e
la consapevolezza, mano a mano che l’indagine si svolgeva, di quanto il tragico finale fosse già drammaticamente scritto nelle migliaia di pagine analizzate…
Per me è semplicemente un uomo: un uomo come se ne trovano pochi, onesto e retto.
Un uomo che ha sempre saputo parlare con correttezza, in un mondo zeppo di menzogne e di false verità create ad arte e secondo convenienza.
Penso che l’unica parola che oggi tutti noi possiamo pronunciare, unendo tutti i nostri diversi intenti è proprio un sentito e trasparente GRAZIE, per l’uomo che è e per l’insegnamento che la sua vita rappresenta.
GRAZIE DOTTOR FABBRI"

mercoledì 7 marzo 2018

EROI, VERI O PRESUNTI

 
 
Naturalmente, ed è uno dei tormentoni post-elettorale, gli italiani non sono razzisti, la stessa lega sta sventolando l’elezione del suo militante Toni Iwobi come un vessillo al suo non-razzismo.
Peccato che chiudere gli occhi non sia una buona soluzione, non aiuta a risolvere i problemi reali, non contribuisce a leggere nel modo corretto i tempi che stiamo vivendo.
Proviamo a leggere i segni di questo momento complesso della nostra Storia.
Un invasato militante di casapound di Macerata, candidato per la lega nord senza prendere nemmeno un voto (ora, almeno il suo doveva prenderlo…cioè, nemmeno lui ha votato per sé stesso…com’è possibile?) spara a caso contro ignari passanti, tutti di colore, sfiorando una strage degna dei peggiori massacri Made in USA…
Un uomo depresso e desideroso di suicidarsi per motivi economici, esce con una pistola (mai visto uno che per spararsi esce e va in mezzo alla folla…di solito uno lo fa nella solitudine dei propri luoghi…) e, mentre cammina, cambia idea: capisce che per risolvere i suoi problemi economici gli basta farsi arrestare e mantenere in galera…allora cosa fa? Estrae la pistola e spara sei-colpi-sei contro un uomo…uno a caso? No, naturalmente: un senegalese, un ambulante che stava lavorando onestamente per mantenere sé stesso e la sua famiglia…ora, se fosse che ha scelto proprio lui sarebbe grave, ma se avesse sparato a caso, sarebbe ancora, e molto, peggio!!! Significherebbe che, davvero, agli occhi suoi e di altri, troppi altri, un essere umano dalla pelle nera, proveniente o originario dell’Africa, ha meno valore di uno bianco o italiano, meno importante di una famiglia italiana (che, secondo lui, avrebbe risparmiato perché impietosito…).
Incredibile in mezzo all’assurdo: Idy Diene, ucciso senza pietà a Firenze, era sposato con
Rokhaya Kene Mbengue. Nel 2011 Rokhaya era sposata con Samb Modou, assassinato da un militante di casapound nella strage di Firenze del 13 dicembre 2011: due volte vedova in pochi anni, sempre per omicidi per mano di lucidi folli “bravi ragazzi”.
Si, lui, l’assassino di Idy, era una brava persona, incensurato, detentore regolare di tre pistole e due fucili, il vicino di casa di chiunque.
Infine, ed è storia di poche ore fa, il sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano, ha ricevuto l’ennesima minaccia di morte a sfondo razzista, scritta da qualche invasato semianalfabeta:
“
Sindaco, basta negri! Capisco che implicitamente danno una mano all’andrangheta che tu – da buon calabrese – sostieni. Ma noi ne abbiamo le scatole piene!
Scippi, violenze, spese per mantenere spacciatori e prostitute. L’Italia agli italiani! L’eroe di Macerata insegna. Anche Ventimiglia avrà la sua strage con te in testa e una decina di “sporchi negri”. Contaci! Un eroe vendicatore”.
Ora, se fossimo in un Paese normale, questa notizia sarebbe tra le principali di ogni notiziario, per la sua gravità, avremmo visto il Ministro dell’Interno portare solidarietà al Sindaco di Ventimiglia, avremmo avuto tutto il mondo politico schierato in favore di Ioculano, ci sarebbe stata una richiesta di protezione per il rappresentante dello Stato sul Territorio (che altro il Sindaco non è…)…e invece: silenzio!
Ma c’è anche un altro aspetto in questa vicenda davvero penosa, quasi incommentabile: siamo il Paese di Falcone, di Borsellino, di Graziella Campagna, di Ninni Cassarà, di Pippo Fava, di Carlo Alberto Dalla Chiesa, di Nicola Calipari, di Libero Grassi, di Don Pino Puglisi…e non solo…sentire qualcuno che definisce un pazzo che nella sua lucida follia tenta di sterminare quanti più esseri umani possibile, sentire qualcuno che lo definisce “eroe”, come qualche anno fa un uomo tra i più potenti in Italia definiva come “eroe” Vittorio Mangano, “
testa di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia”  (P.Borsellino, 1992), capomandamento della Famiglia di Porta Nuova tra il ’92 e il ’93, gli anni delle stragi, condannato per duplice omicidio, estorsione, traffico di stupefacenti…
Ecco, se personaggi del genere vengono definiti “eroi”, se nessuno si scandalizza per questo, se non scendiamo in strada per far sentire la nostra voce di fronte a queste nefandezze, di fronte al più che evidente razzismo che sta travolgendo il nostro Paese (ma tutta la nostra Povera Vecchia Europa…), se lo strano sono io che preferisco definire come "eroe"
Rokhaya Kene Mbengue, due volte fatta vedova dai "bravi ragazzi" italiani, se preferiamo manifestare per una squadra di calcio o per una trasmissione televisiva, beh, allora, parafrasando Nanni Moretti: “Ce li meritiamo i cinepanettoni”…